Rassegna storica del Risorgimento

LA HOZ GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <88>
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Pier Silverio Leicht
di un garibaldino *) che si prese le busse per metterlo in salvo, quando, alla partenza degli Austriaci, un gruppo di popolani s'era preso (con delle buone sassate) a sfogare gli antichi rancori.
Alla Cancelleria del Tribunale d'Appello poco appresso al mio arrivo era chiamato un direttore di cancelleria italianofobo il quale non trovando, nelle sue meschine funzioni, occasione di farsi notare, un bel giorno nel 1860, se la prese colle bandiere tricolori delle barche Modenesi che, scendendo il Po venivano a recare a Venezia quelle mele che restarono ducali nell'appellativo del commercio anche dopo che il Duca aveva rifatta la strada di Vienna.
E quei bastimentini furono obbligati ad abbassar la loro ban­diera sotto le contrazioni più o meno autentiche del Direttore dell'Uf­ficio di cancelleria del Tribunale d'Appello di Venezia.
Tutto questo mondo ostile era poi completato dalla polizia. Come nella magistratura c'erano diversi meccanismi diretti a raccogliere indizi, a suscitare sospetti, così nella polizia c'eran più organizzazioni che si completavano e si controlla­vano Funa l'altra e di queste organizzazioni facevano parte confidenti tratti da tutti i sessi e da tutte le condizioni sociali. Già a Udine Michele Leicht aveva potuto averne notizia come narra egli stesso nell'ultimo brano, purtroppo troncato a mezzo, dei ricordati frammenti autografi:
Una magra donnetta contraffatta dal dolore venne un giorno a pregarmi d'ascoltarla equivocando probabilmente per effetto della espressione germanica del mio cognome. Essa descrisse la desolante miseria nella quale era caduta per dover vivere con un giovane figlio­letto senza altri mezzi all'infuori della pensione meschrnisirm- Io non sapeva dove volesse andare a finire questa poveretta allorché con mia grande sorpresa, e tutta vergognosa, venne a dirmi che però qualche titolo personale suo marito lo avrebbe avuto poiché oltre all'essere maestro era anche un agente della polizia segreta. La donna aveva un segreto che m'interessava ed io aveva fra mani la penna che mi serviva. Così un pò per volta io scrissi delle istanze pietose ed essa mi sciorinò dei dettagli sulla organizzazione di questo terribile ufficio e spero che non sia stato indarno...
Domenico Lovisato.La prima parte del racconto si riferisce a Vicenza nel'64-65.