Rassegna storica del Risorgimento
LA HOZ GIUSEPPE
anno
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1935
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pagina
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89
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Memorie di Michele Leicht
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L'autografo s'arresta qui, però egli raccontava un episodio di questo spionaggio segreto che avveniva a Padova e che inerita di esser ricordato. Avvenne un giorno che una giovane e bella servetta fu trovata morta in un pozzo. Indagando sui precedenti di questo fatto Michele potè scoprire che la ragazza si era suicidata per il dolore e la vergogna di aver cagionato l'arresto del suo padroncino, del quale era innamorata, fornendo alla polizia le tracce per scoprire le sue relazioni col partito italiano. Chi l'aveva indotta a queste imprudenti confessioni era la moglie di un alto funzionario di polizia la quale aveva tutta un'organizzazione segreta inquadrata fra le serve. Avendo essa avuto l'incarico di sorvegliare la giovane in parola, ed avendo potuto sapere da discorsi tenuti dalla servetta che fra lei e il padroncino correvano relazioni amorose, la fece avvertire da un'altra serva sua confidente che il suo amante s'era messo in gravi rischi perchè aveva dei rapporti con persone sospette e che vedesse di trarlo dal mal passo. La ragazza cadde nel laccio e confessò all'amica che essa aveva tante volte insistito presso il padrone perchè non andasse a certe riunioni che si facevano alla sera in certe case nelle quali ella, spinta dalla gelosia a spiarlo, l'aveva veduto recarsi. Immediatamente la ragazza fu chiamata in polizia ed essendo stata messa in contraddittorio, non seppe difendersi e la vergogna fu tale che finì col suicidarsi
Si comprendono da ciò le difficoltà della situazione in cui Michele si doveva trovare. D'altronde l'amicizia di lui con Silvestri, con Messedaglia aveva dato sui nervi specialmente ai reazionari e particolarmente ad un certo professore D...G... ex liberale, poi convertitosi all'austriacantismo che ce l'aveva a morte col Silvestri perchè questi era stato eletto a decano della facoltà giuridica, carica alla quale egli stesso aspirava. Altra relazione giudicata pericolosa dalle autorità austriache era quella del marchese Pietro Selvatico, l'illustre storico-dell'arte patavina.