Rassegna storica del Risorgimento

UNGHERIA
anno <1935>   pagina <110>
immagine non disponibile

LA PACE DI OUCHY
(continuazione e fine)
XXIII.
Né i nostri delegati né Giolitti si illudevano circa una sol­lecita e spontanea accettazione del modus procedendi da parte del Governo turco. Convenivano tutti nella necessità che non si dovesse mostrare alcuna fretta di concludere le trattative; e i delegati per conto loro ritenevano che, anche superato il punto sostanziale di massima, la determinazione delle con­crete modalità della pace e la discussione delle questioni secon­darie connesse avrebbe reclamato lungo tempo. Occorreva pertanto premere sulla Turchia, subito e con ogni mezzo: diplomatico, militare, navale.
Già Volpi aveva ottenuto, proprio in quei giorni, che l'am­basciatore di Germania ormai convertito, o quasi, alla tesi della nostra sovranità facesse un passo deciso presso il Gabinetto turco; Waggenheim difatti fece capire al Gran Visir e al Ministro degli esteri che il prolungamento delle ostilità avrebbe impedito la restituzione pura e semplice delle isole, dato il movimento filoellenico che laggiù si incominciava a manifestare; che una cieca ostinazione da parte turca avrebbe finito per rendere necessario un intervento delle Potenze, in­tervento dal quale non sarebbe stata proprio la Turchia ad uscir vittoriosa; che, infine, senza una risoluzione immediata delle trattative la situazione finanziaria del Governo turco sarebbe divenuta gravissima, stante anche la graduale ine­sorabile diminuzione del gettito delle dogane, a causa della paralisi del movimento di esportazione ed importazione.
D. momento, del resto, era buono per sollecitare pronte definizioni. La resistenza di Kiamil era stata neutralizzata definitivamente, grazie al lavoro pertinace di Nogara ed