Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA
anno
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1935
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pagina
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114
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in4, Angelo Piccioli
con le comunicazioni in precedenza fatte dal Governo turco sia per tramite di Nogara che per mezzo dei fiduciari di Ouchy: disse, cioè, che non poteva recarsi né a Torino ne in qualsiasi altra città italiana, perchè il Gabinetto di cui faceva parte lo aveva autorizzato a incontrarsi col Presidente del Consiglio italiano solamente fuori della nostra frontiera. Né vale aggiunse Reschid in risposta alle obbiezioni dei nostri delegati che Noradoughian si sia in precedenza impegnato altrimenti: le istruzioni del Ministro degli esteri non sono per me bastevoli se non accompagnate da esplicita dichiarazione del Consiglio dei Ministri . Espediente curialesco, come si vede, e che, come tale, mostrava a chiara luce quale fosse il fine proprio della missione di Reschid: quello di guadagnar tempo e attendere le problematiche maturazioni spontanee del tempo. Allah è la gran risorsa di quell'ineffabile Paese ! commentava Volpi.
Comunque, a Ouchy i nostri cercarono di esplorare che cosa Reschid avesse nel sacco. Ma quello si sottrasse e si schermi per molti giorni, rispondendo sempre in modo generico ed evasivo. Alla fine però disse a Fusinato, col quale era in familiarità di rapporti sin da quando si trovava a Roma come Ambasciatore, che egli non aveva altra missione se non di fare un supremo tentativo per ottenere dal Governo italiano una più appariscente autonomia delle popolazioni indigene, nonché affidamenti per una cooperazione diplomatica nei Balcani.
Era evidente, dunque, che si voleva, more byzantìno sfruttare la situazione speciale delle trattative di pace per attirarci in impegni di natura internazionale; impegni non specificati, è vero, perchè lo straordinario ambasciatore non li enunciò in maniera concreta, ma, secondo era lecito supporre e come Giolitti suppose di natura tale che avrebbero potuto farci trovare in contrasto con l'azione generale della diplomazia europea; ciò che, oltre a non corrispondere