Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA
anno
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1935
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pagina
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115
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La pace di Ouchy 115
ai nostri impegni diplomatici precedenti, ci avrebbe messa ia una situazione pericolosissima . Motivo per cui il 1 ottobre Giolitti invitò i nostri fiduciari a dichiarare nettamente ai loro colleghi turchi che qualora fosse scoppiato un conflitto nei Balcani noi avremmo dovuto rompere immediatamente ogni trattativa perchè ad ogni buon fine sarebbe convenuto all' Italia che la sistemazione balcanica fosse avvenuta mentre eravamo ancora in possesso delle Isole Egee ; che, inoltre, non era consentaneo per la nostra dignità il prolungamento dei negoziati con un Governo che dimostrava di non avere altro scopo che di farci perdere tempo .
Lo stesso giorno il Ministro Di San Giuliano notificava alle Potenze la situazione cui erano giunte le trattative. Ed avverti che, nella certezza in cui ormai eravamo addivenuti che il Governo turco non si proponesse che temporeggiare e tergiversare, noi eravamo pronti a rompere le trattative e decisi a riprendere l'azione bellica con rinnovato impulso, estendendola per di più dalla Libia e dalle isole a parti ancor più vitali dell'Impero ottomano:
Monito questo afferma Giolitti nelle sue Memorie che era tanto più giustificato, in quanto che, sebbene avvertite da noi del corso dei negoziati, e richieste di aiutarlo con qualche consiglio dato alla Porta, nell'interesse della pace europea, [le Potenze], con una ragione e con un'altra, se ne erano fino allora astenute .
Le ferme dichiarazioni raggiunsero lo scopo di far comprendere che ormai avevamo capito e che per conseguenza non eravamo più disposti a concedere ai Turchi di menare il can per l'aia. Tanto che Reschid, convinto della assoluta futilità di ogni suo tentativo presso Giolitti, dichiarò ai nostri delegati che ormai considerava superfluo ogni incontro con lui: anche per il valido (per lui) motivo che egli non ebbe ritegno a confessare che temeva di compromettere la propria posizione politica se avesse preso una parte importante