Rassegna storica del Risorgimento

CAGLIARI ; CONGRESSI STORICI
anno <1935>   pagina <131>
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La pace di Ouchy 131
lembo d'Italia di là dal mare, il possesso incontrovertibile della colonia che era designata alla sua necessità storica.
Le deprecate concessioni non altro erano, in sostanza, che artifici diplomatici e contenevano in germe tutto un pro­gramma di saggia politica, i cui frutti non avrebbero tardato a maturare. E nonostante tali concessioni era rimasta incontrovertibilmente salva la sostanza di quella sovranità che, dal giorno in cui il decreto Reale l'aveva proclamata, era stata la definizione del nostro programma e la regola di tutta la nostra politica di guerra. Quel decreto era parso ad alcuni, in principio, anche in Italia, temerario: e certamente era ardito. Ma l'ardimento semplificava il presente e l'avvenire e definiva la questione salvaguardandola da ogni insidia.
Si disse dai giornali dell'opposizione che la pace non era necessaria. Ma bastò un momento di sosta e di incertezza nelle ultime trattative perchè alla coscienza di ogni Italiano ragionevole si rappresentasse nitidamente l'enorme gravità del problema che si sarebbe dovuto affrontare se avessimo confuso deliberatamente l'azione per l'acquisto della Tripo-litania con la nuovissima crociata allora intrapresa dalle genti balcaniche. Nulla, certamente, ci avrebbe impedito di prose­guire con moltiplicata energia le ostilità. Se la Turchia, dopo il colpo di scena delle ultime proposte di mutamenti al trat­tato di pace, non avesse ceduto all' ultimatum dell'Italia, il nostro Paese avrebbe approvato unanime, senza titubanze e senza rincrescimenti, lo svolgimento più ampio e più riso­luto e quindi più costoso e più sanguinoso della guerra; avrebbe anzi accolto come un compito più bello quello del valido aiuto delle sue armi alla grande impresa di rivendica­zione dei popoli balcanici. Ma se è vero che gli interessi supe­riori d'un Paese non si regolano secondo il puro sentimento, e tutte le altre Potenze, senza eccezione, ce ne avevano dato e ce ne seguitavano a dare le prove più edificanti, l'Italia non poteva, per un gesto cavalleresco, rinunciare ad una pace