Rassegna storica del Risorgimento
1836-1840 ; TOSCANA ; CENSURA ; GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno
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1935
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pagina
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137
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F. D. Guerrazzi e la censura toscana dal 1836 al 1840 137
livornese era stato quello di essersi limitato alla soppressione delle espressioni contrarie alla morale e alla religione, senza segnalare alle autorità politiche di Firenze altre frasi il cui spirito non era conforme-alle direttive ministeriali.
Trattandosi del Guerrazzi, la circospezione doveva essere maggiore. A dir vero la materia di questa molto terribile storia, come la chiama, l'autore, nessuna attinenza aveva colla politica.
La narrazione procede serrata con un crescendo di drammaticità, fino al tragico episodio finale della uccisione della misera Caterina Canacci compiuta per mano della rivale acciecata dalla gelosia. Qua il Guerrazzi non indulge al suo vezzo di intercalare al racconto digressioni, considerazioni, squarci lirici quasi a commento dell'azione, e si limita a un preludio di due capitoletti di poco più di due pagine; ma in essi l'autore istituendo un confronto fra il passato e il presente, così si esprime:
Adesso tutti gli dei disertarono questa terra che è delizia del sole; squallidi fati ci avanzano, rimanemmo soli. E non di meno in partendo' i Numi la riguardarono con amore... sicché Varia intorno conserva un senso di ambrosia e di armonia che verun triste vento ha potuto dileguare fin qui... La morte ha chiuso i labbri degli incliti nostri personaggi, e non pertanto per gli atrii, pei fori, lungo le mille colonne delle navate dei templi risuona ancora Veco delle estreme loro parole .
Ora appunto queste considerazioni come sembravano al Guerrazzi inerenti all'ufficio ch'egli proponeva alle umane lettere di risvegliare gli spiriti illanguiditi degli Italiani anzi pure prostrati, per lo stesso motivo riuscivano ostiche al governo toscano, come in genere tutti gli scritti che rievocavano vicende gloriose della civiltà e della vita toscana e italiana del passato. La Toscana partecipava largamente a quel fervore di ricerche che si manifestò nella prima metà dell'800 in Italia, sia nell'ambito della storia pura e della erudizione, come in quello letterario con opere miste di storia e di fantasia, rispondenti le une e le altre, come osserva il Croce, alla stessa esigenza degli spiriti e costituenti come una specie di propedeutica storica. *)
I Governi si preoccupavano meno di quelle che di queste, perchè le une restavano limitate al campo degli studiosi, le altre si diffondevano nella più vasta cerchia delle persone colte e di media levatura, e parlavano al cuore oltre che alla mente, soddisfacendo a quella vaga
!) B. Croce: Storia della storiografia italiana nel secolo XIX; I, p. 66. Cap. Ili, Bari, Laterza.