Rassegna storica del Risorgimento
1836-1840 ; TOSCANA ; CENSURA ; GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno
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1935
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pagina
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143
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F. D. Guerrazzi e la censura toscana dal 1836 al 1840 143
pensieri, la vivezza dell'affetto. La raccolta che si inizia con una canzone attribuita a Dante, si chiude coi cori delle tragedie manzoniane, e, data la natura dei componimenti e la tipografia editrice, comprendiamo i motivi dell'ostracismo. L'Antologia Repubblicana (Bologna 1831, p. 238, in-16) pubblicata durante i moti emiliani, comprende ottanta poesie di soggetto politico, di cui undici del Monti di ispirazione giacobina o filonapoleonica.
I libri di storia o biografia relativi a Napoleone o ai Napoleonidi erano banditi dalla Toscana, 3) ma la fobia giunse fino a vietare l'importazione di un opuscolo anonimo intitolato Napoleone non è mai esistito, quantunque la traduzione dall'originale francese fosse stata autorizzata a Genova nel 1838 dalla censura piemontese, che pure non era troppo corriva, e fra il 1839 e il 1842 ne uscissero nella Penisola altre tre edizioni a Palermo (1839), a Trento (1842) e a Novara (1842). Leggendo il libercolo incriminato, viene il dubbio che il Censore abbia emanato il divieto senza prendersi la briga di esaminarlo. Anzitutto è sbagliata nel documento l'indicazione della tipografia, che non è quella del Pezzati, come scrive l'estensore del documento forse pensando all'omonima stamperia fiorentina, ma Ferrando. L'opuscolo poi in sé stesso e per la materia e per la mole non era tale da giustificare il provvedimento: sono poche pagine in cui l'autore finge di sostenere con serietà che Napoleone è un mito solare e i Napoleonidi e i suoi fulgidi marescialli corrispondono alle costellazioni zodiacali. Nella introduzione dell'edizione di Napoli (Foulques, 1884, pp. 16, cm. 10 X 16) che potei leggere, essendo irreperibile l'edizione genovese, il Treves afferma che l'autore è Jean Baptiste Pérès, già Oratoriano, giansenista ardente, procuratore della Corte di Appello di Agen, poi bibliotecario in questa città. Egli, che avrebbe trovato in altra opera un curioso parallelismo fra la storia dei Maccabei e quella della Comunità Giansenistica di Port Royal, nel suo scritto pubblicato nel 1835 col titolo: Comme quoi Napoléon n*a jamais exìsté, si sarebbe proposto di confutare il metodo di interpretazione naturalistica del Dupuis nella sua Origine de tous les cultes, il quale considera gli dei della mitologia e la storia di Gesù e degli Apostoli come miti astronomici, dimostrando che allo stesso modo la storia napoleonica si presterebbe ad essere considerata come rivestimento antropomorfistico di fenomeni celesti. Evidentemente il Censore non guardò ad altro che alla stranezza del titolo dell'opuscolo che
3) Y. MICHEL, op. cit., p. 160.