Rassegna storica del Risorgimento
1836-1840 ; TOSCANA ; CENSURA ; GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno
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1935
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pagina
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147
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JF. D. Guerrazzi e la censura toscana dal 1836 al 1840 147
Poco dopo fu risparmiata al nostro Censore la preoccupazione di giudicare un nuovo scritto del Guerrazzi intitolato: Dei viaggiatori francesi in Italia* che questi voleva pubblicare nella rivista fiorentina Rosa di Maggio.*) Anche questa volta il Censore fiorentino vietò la stampa, con grande indignazione dell'autore.
Riportiamo testualmente la lettera di Neri Corsini al Censore e quella del Guerrazzi al vecchio amico Vivoli segretario di Sanità a Livorno e annalista livornese, inedite l'una e l'altra e importanti perchè ci danno notizie di uno scritto del Guerrazzi di cui si ignorava resistenza, e perchè riferiscono gli apprezzamenti del Censore e dell'autore su questo lavoro, forse definitivamente perduto:
Scrive l'I. e R. Segretario di Stato al Censore:
Molto Reverendo signore,
Nel ritornare a V. S. molto Rev. il compiegato frammento di un libro inedito intitolato Dei viaggiatori Francesi in Italia di Francesco Guerrazzi, sono a significarle che questa Direzione Centrale reputa espediente di non permettere l'inserzione nella così detta Rosa di Maggio che stampasi nella tipografia arcivescovile, né tampoco in alcun foglio periodico del Granducato, essendo sembrato che sotto il pretesto di ribattere le ingiuriose espressioni di Lamartine contro l'Italia, abbiasi avuto in mente uno scopo politico di ben altra importanza.
Con distinti ossequi di V. S. e m. Rev.
Dev. obbligat. Servo
Neri Corsini.
Dall'I, e R. Segreteria di Stato li 4 maggio 1840. A P. M. Bernardini R. Censore delle stampe.2)
Nello stesso giorno la medesima notificazione veniva trasmessa al Governatore di Livorno, che a sua volta la comunicava al Censore locale. Le lettera aggiunge per maggior schiarimento che lo scritto in discorso di cinque pagine comincia con le parole: ove i poeti nostri nelle immaginazioni loro e finisce: Ma noi non siamo morti!
Nulla di nuovo dice una lettera del 6 maggio indirizzata dal Bologna Presidente del Buon Governo alla Polizia dipendente di Livorno, air effetto che sia esercitata una sedula vigilanza affinchè Vopera censurata non ricompaia sotto altre vesti. Fu questo l'epilogo di una
i) La Rosa di Maggio, collezione di inediti componimenti di amena letteratura. Firenze, tipografia arcivescovile. Ivi il G. pubblicò nel 1841 il Frammento del cap. X della continuazione ai disborsi sulle Deche di T, Livio.
2) Archivio di Stato Fiorentino: Lettere della Segreteria di Stato dal 1838 al 1840, n. 1799, f. 57.