Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE ; MODENA GUSTAVO
anno
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1935
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pagina
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153
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Lettere inedite di Gustavo Modena e di Felice Orsini 153
Filippo, poi dichiarò la Francia repubblica, poi elessej[una Dittatura e la Dittatura convocò la Costituente . Ecco l'ordine logico di Noi sognatori jfgli uomini profondi della pratica e del positivo trovano più logico di correr dietro ora ad una parola, ora ad un'altra, come i fanciulli in estate corron dietro alle lucciole.
Se Venezia mi desse un'Assemblea d'uomini dell' Erbari a7 della Hiva, del Traghetto, disposti a troncare ambagi, riserve, cautele forensi, mascherate gesuitiche, come quei bravi Arsenalotti trascurarono le incertezze e decisero in un minuto rivoluzione e vittoria con un colpo di trivella e di mannaia, io ti direi: vengo subito e non perderei tempo in preparativi di viaggio. Quell'Assemblea, guidata dal buon senso naturale, capirebbe subito che quel che Roma non fa dee farlo Venezia, che ogni altra città ove la voce non sia strangolata, è buona a proclamarvi l'Itali a una, repubblicana per volontà di Dio e per diritto di popolo; capirebbe che, per salvar sé e l'Italia, bisogna creare in Venezia una Dittatura italiana, giacché Roma indugia a proclamarla: chiamerebbe da tutta Italia rappresentanti eletti dal popolo ad urgentiam per dichiarare decaduti tutti i Re, annullati tutti i Governi delle fazioni d'Italia; finirebbe insomma, d'un tratto quella sciagurata farsa del limbo politico, la quale va a finire inevitabilmente nella resa di Venezia all'austriaco. Ma l'Assemblea di Venezia non farà cose intere. Il Patriarca costrutto accanto a San Marco fu proprio il precursore dell'Assemblea che nel 1848 doveva adunarsi entro il Palazzo dei Dogi. E quella del 1849 sarà anch'essa un rimedio d'anime di pulci educate nelle vecchie parrucche dell'ultimo Senato della Serenissima. Registrerà gli ordini di Manin e nulla più. E se ci pensi bene, quand' Ella non abbia ad essere un consesso di rivoluzionari fasciati d'acciaio, una convenzione, non è meglio che la si limiti a dir si e no quando e come piace a Manin? Egli non è italiano quanto Mazzini, ma è buon Podestà del suo paese e per restare in codesto ballo sulla corda, che ai più sembra il miglior partito, meglio è che almeno una sola mente regoli i vantaggi e batta la musica. E un leale e vigilante comandante di fortezza, incapace di tradire o di cedere vilmente; e questo è già molto. È ben vero che nel fondo di questo quadro d'Assemblea frazionaria, di cautele dilatorie, di legalità rispettate, di pratica, d'opportunità, di convenienza, ci sta scritto in luce sanguigna come il Mansi, Thecel, Phares VENEZIA, FRA. POCHI MESI TU RICADRAI AL TEDESCO ! che con un'Assemblea di spugne, priva anche del salutare despotismo di Manin, forse il Tedesco vi entrerebbe prima del di delle Ceneri. Codesto fato inevitabile, dacché Manin non lo teme, nessuno lo vede. Giunta che sia l'ultima ora, l'ora del convincimento che l'Italia divisa in cinque Stati non fa guerra, non salva Venezia, l'ora della miseria disperata di soccorso, l'Assemblea si dileguerà e Manin piangerà sulla patria, ma consolerà la sua coscienza ripetendo a se stesso: Tutto è perduto fuorché la legalità: io la rendo al Cista immacolata, come l'ebbi
dal professore Cramer.
No, caro Orazio, io non verrò a mettermi 5 o 6 in una impotente minorità, cui le 70, 80 iene della moderazione non lascerebbero neanche parlare; non tengo ad espormi all'insulto subito da Revere, Mordini e DalTOngaro, certo com'io sono che nel medioceto e nella nobiltà veneta troverei tanti Opimii pronti ad aizzare il popolo contro il tribuno che dalla scena osasse passare allo scanno'di Deputato. Manin Presidente mi ripetè tre volte l'estate scorsa che quando vedeva me gli pareva sempre ch'io facessi la commedia. Io non entro a prendere partenella sua farsa, dacché sarei solo a volerla mutare in sublime tragedia. Tientelo per certo; questa ignobile farsa dei nostri dottori, conchiude a ringiovanire il caduceo del dispotismo. Almeno una delle nostre città lasciasse scritta in un gran fatto ai posteri la regola che dovranno