Rassegna storica del Risorgimento

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anno <1935>   pagina <155>
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Lettere inedite di Gustavo Modena e di Felice Orsini 155
libertà italiana. Non era sua motto: Una città assediata non deve tra' sformarsi in un'Assemblea che discute ? Dunque...
Detto e preesso tutto questo, è ragionevole e doveroso conce­dere un'attenuante anche ai surriferiti seccatori. Infatti, conviene non dimenticare che, in quei dì fortunosi, era convenuto in Venezia il meglio dell'animosa e patriottica gioventù italiana insieme a non pochi veterani delle patrie battaglie, molti de' quali erano puranche esperimentati per lunghe peripezie in estere guerre, non mancando neppure fra loro professionisti di fama egregia e di luminoso intelletto. Non meraviglia, quindi, che, fra tutti costoro, per ingegno, professione ed abitudini tanto diversi, vi fossero persone a cui sapeva male non poter giudicare col proprio cervello ed esprimere, a voce od in iscritto, le proprie vedute. E nel reprimere questo malvezzo, l'energico Cavedalis non fu (come parrebbe a tutta prima e come da taluno si affermò) di sistematica durezza che, alla fin fine, avrebbe potuto degenerare in cecità: per le ottime idee e per le rea'i manchevolezze, onestamente denunziate, egli aveva sempre l'orecchio aperto e sollecita la mano riparatrice. Conferma ciò la seguente lettera di Felice Orsini, capitano nel battaglione Zambeccari, scritta proprio pochi giorni dopo ch'egli erasi distinto per valore e bravura nel combattimento di Mestre:1)
Generale.
La libertà e la Indipendenza della mia Patria per le quali ottenere non vi fa ostacolo che mi vietasse operare, vogliono ch'io parli chiaro e franco ad un Italiano che stimo altamente e che è in potere di rimediare agli inconvenienti gravi che avrete campo, Generale, di osservare.
Tralasciando di parlare di tanti provvedimenti necessari e possibilissimi, mi limito a dire che in questo e negli altri che difendono Vunico baluardo delVIndipendenza Italiana tutto va a dirotta.
Su chi ricade la colpa? Sul Governo: FERMEZZA, ENERGIA, SEVERITÀ, meno buona fede, non si sono mai volute usare le sole cose che giudiziosamente usate avrebbero impresso dell'ordine: le cagioni che hanno mandato in ruina i negozi italiani sono chiare: gli esempi freschi.
Il disordine genera il disordine: i Comandanti dei forti nulla possono. Date una subito e rapida rivista ai diversi forti della Venezia: incominciate da questo, ma subito. Non vi parlo di altro, perchè vi farei torto: esaminate esattamente tutto, tutto. Voi siete militare, tanto basta. Se i nemici fossero Francesi, povera Venezia!
1) Cfr. G. NATALI:*"Corpi Franchi del Quarantotto, in Rassegna Storica del Risor­gimento Italiano, febbraio 1935.