Rassegna storica del Risorgimento

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anno <1935>   pagina <158>
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Enrico Lìburdi
primitiva sua professione di Avvocato, e per quattro mesi, circa, si condusse con tale riguardoso contegno, che credeva aver date chiare prove di rettitudine del suo animo* ma nel mentre che ansioso di quiete per se stesso e pe' suoi genitori, stava perfino supplicando per ottenere la bolognese cittadinanza, espulso improvvisamente si vide dagli Stati Pontifici, per cui privo d'ogni sussidio, fu forzato di nuovamente ricoverarsi in Francia, giacché oggidì l'esilio da uno Stato d'Italia importa per necessaria conse­guenza l'esilio da Italia tutta.
Gol più profondo rispetto rappresenta il supplicante all'È. V. E. che il suo figlio fu punito dietro semplici delazioni ed apparenze, non udito e non processato, che la pena che ora soffre è per fatalità più grave ancora che non pensa chi l'ha inflitta, poiché, in paese straniero esso è del tutto inabilitato ad esercitare sì l'uria che l'altra delle due professioni da lui possedute, avvocatura e drammatica, e quindi privo affatto di sussistenza, molto più che, per delicati riguardi, volle ricusare pur quella che a titolo di ospitalità ivi si dispensa; che il di lui stato, purtroppo a tutti noto, di sempre vacillante salute, congiunto a tutte le privazioni, lo ha ridotto a passi di cui minor male sarebbe la morte; che infine i suoi genitori, ormai settuagenari, non potendo prestargli soccorso, vedono in questo disgraziato figlio perduta la speranza d'un sostegno alla loro età cadente, speranza ch'essi reputavano certezza, atteso il di lui sommo amor filiale ed i suoi non disprezzabili talenti.
Nel suo vivo dolore un vecchio padre scongiura umilmente il benigno animo dell' E. V. che voglia donargli il sommo contento di riabbracciare il figlio suo colla revoca dell'esilio, offrendo la propria vita a guarentigia della morale e quieta di lui condotta, ed avrà questa segnalata grazia ut Deus quarti ecc.
(Fuori) Giacomo Modena per il figlio Gustavo.
La supplica (priva di data, ma senza dubbio del 1833 o 1834) non ebbe felice esito, poiché dovettero passare molti anni ancora prima che l'esule potesse rimettere piede in terra italiana per diffondere, con l'arte sua impareggiabile, un appassionato amore per la gran­dezza e la patria indipendenza.
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Quando, come e perchè i Corpi Franchi dello Stato Pontificio lasciassero la laguna veneta e rimpatriassero, non è d'uopo ricordare: ' come il Capitano Felice Orsini, eletto deputato alla Costituente Romana del 1849, fosse poscia mandato dal Triumvirato a ristabilire 1 ordine conturbato nell'anconitano, è pure risaputo; ed è parimenti noto il rapido e buon successo della missione affidatagli : dal che furon cavati buoni auspici per la felice riuscita di un'altra delicata incombenza addossatagli dal Governo di Roma: la pacificazione della provincia ascolana infestata da elementi reazionari avversi al Governo repub­blicano.
i) Cr. G. NATALI, art. cit.