Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1935>   pagina <166>
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166 Luigi Enrico Pennacchini
dieci o dodici militari francesi, che vi assistevano per divertimento montarono improvvisamente in piedi sulle panche da sedere, e ad alta voce si misero a gridare: Evviva la Repubblica Romana. Evviva la libertà ! Si può immaginare la confusione che avvenne. Per evitare inconvenienti più gravi, e l'innegabile scandalo, fu avvertito il posto armato francese dei SS. Quaranta, ed un sergente, accorso immediata­mente con un picchetto armato, obbligò i militari ad uscire dal locale segnando il nome di tutti e denunziandoli ai Superiori, mentre altro rapporto veniva presentato dall'autorità di polizia al generale coman­dante in capo.
Anche nel caffè condotto da Stefano Morardi, posto in Borgo Nuovo n. 14, si riunivano repubblicani, e una sera, il 29 ottobre, Poli Anto­nio e Mancini Pietro, veterani della la compagnia, insieme ad altri borghesi, presero a gridare, ripetendo la frase molte volte: Viva la Repubblica Romana, Viva Garibaldi, Morte ai Preti. Ne nacque una mischia con altri borghesi d'idee opposte, e intervenuta la polizia, a stento riuscì a sedare il tumulto. Un altro caffè, di cui fu proposta la chiusura dalla direzione generale di polizia ai primi di novembre, era posto in via Urbana n. 132. Si radunavano colà tutti i faziosi del Rione Monti, e ad essi si univano anche soldati francesi delle adiacenti caserme, trattenendovisi quasi l'intera notte. Echeggiavano in detto caffè canti repubblicani, irreligiosi, immorali, come al tempo della Repubblica, e siccome di fronte al detto caffè abitavano due sacerdoti, venivano verso di essi indirizzati sarcasmi ingiuriosi. 1 capi della com­briccola erano Antonio Raini, impiegato postale, e N. Santori, già sergente della civica mobilitata, in quei giorni vagabondo, con recapito in via S. Lucia in Selci. Gravi sospetti destava pure il Caffè Nuovo (non vi è indicata l'ubicazione) dove si riunivano alcuni giovenastn* la maggior parte mercanti di campagna, e che nei loro discorsi giunge­vano perfino a mettere in ridicolo le cose della cattolica religione. Fra essi erano più in vista: i Tittoni, fratelli dell'ex colonnello civico; Silvestrelli, prowisioniere nel tempo dell'assedio; Castellani, figlio dell'orefice; Gabet, fratello dell'ex capitano di artiglieria; Gori Giu­seppe, ed altri tutti nemici del Governo Pontificio.
L'attività e lo spirito dei repubblicani non si rallentavano, mal­grado la caccia energica che a questi dava la Polizia, e verso la metà di novembre veniva segnalata la presenza in Roma, in via dei Coro­nari, di Filippo Mandironi Telarolo, marchigiano, conosciuto come acerrimo repubblicano e quale uccisore del deputato Cesare Berretta di Ancona, e per di più era compromesso nell'assassinio del Conte