Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1935>   pagina <169>
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Dopo la caduta della Repubblica Romana 169
Quest'inno dava maledettamente ai nervi al ministro dell'interno il quale, appena ebbe fra le mani la copia che ho trascritta, s'affrettò a dare il fatto suo all'assessore generale di Polizia, facendo le alte meraviglie che fino a quel giorno (quello, s'intende, in cui scrive­va), non s'era mai fatta menzione di simili canzoni, e quindi lo interessava a fare rimarco a chi spettava, dandone ampie e sollecite informazioni.
Quei benedetti repubblicani si servivano di tutti i mezzi per comu­nicare con i loro colleghi di tutta l'Italia, e a questo scopo si erano guadagnata la connivenza di moltissimi impiegati degli uffici postali della Capitale, e col loro aiuto facevano facilmente recapitare le loro perniciosissime corrispondenze. Fu quindi stabilito, verso la fine di novembre, di riformare tutto il personale postale, e ciò doveva fare il ministro delle finanze, appena gli fossero state note le risoluzioni del Consiglio Centrale di Censura sul conto del personale medesimo. Si trovava a Roma in quei giorni Filippo Maineri, genovese, in fama di confidente di Mazzini e di Garibaldi, e la Polizia lo ricercava attiva­mente, per tenerlo sotto la più stretta sorveglianza. Si sapeva intanto, per informazioni segrete, che Mazzini, sebbene avesse fatto sparger voce di recarsi a Londra, se ne stava ancora in Isvizzera verso la metà di novembre, e spesso si recava da Ginevra a Losanna, e frequen­tava il Pescantini, suo inviato a Parigi, possessore di una villa a Nyon, sulle sponde del lago, dove trovavasi pure Pigazzi, l'aiutante di campo del generale Pepe. Gli agenti immediati di Mazzini a Losanna erano Bonamici, De Boni, Saffi e Montecchi; a Ginevra erano: Della Rocca di Napoli, Camillo Caracciolo, Giuseppe Ricciardi e Cattabene. L'asso­ciazione mazziniana poi era organizzata così: ogni città designata aveva un delegato, ogni provincia un commissario, ogni gran divisione d'Italia un Potere Dirigente, e il tutto era sotto la direzione di un Triumvirato. H commissario in capo era un tal Accini, dimorante in Genova; e in Roma era corrispondente di Mazzini Carlo Belli, a Bologna Pietro Fagnami, a Livorno Benivento. Il Fagnami, a Bologna, per quante ricerche fossero state fatte, non fu mai scovato. Da un foglio d'informazioni, senza data e senza alcuna altra indicazione, ho potuto rilevare che tutti gli articoli di colore rivoluzionario, che si leggevano nei giornali di Toscana e di Torino, e che riguardavano lo Stato ponti­ficio, partivano da Roma, ed erano spediti dal noto Lodovico Tomba, ex tenente dei carabinieri, dal capitano Raccani e dal tenente colon­nello Cavanna, i quali cercavano ogni via per screditare all'estero il co verno della S. Sede, e i suoi ministri.