Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1935
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172
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172 Luigi Enrico Pennacchini
di Spagna; da Rispoli, segretario di Torre e di Avezzana, beneventano* da Orsi, cesenate, ufficiale della Provianda, fanatico repubblicano con recapito al caffè di S. Luigi dei Francesi; da Gnuti, fiorentino* da un frosinonese, non meglio identificato, e da un barone napoletano domiciliato in via Frattina n. 41.
Francesco Marcelli si recava spesso a Roma, per portare ai compagni di fede notizie degli ufficiali napoletani, che avevano fatto parte dell'armata del generale Nunziante, ed erano stati di stazione sui confini: ed era pure gravemente indiziato e sospettato Vincenzo Tartaglia di Pizzoli (diocesi di Aquila), il quale andava e veniva dalla Capitale, senza fissarvisi stabilmente: si sapeva che era stato addetto alla costruzione delle barricate, e che serviva come anello di congiunzione coi rivoluzionarii del Regno di Napoli. A tale uopo egli si recava spessissimo a Corese e a Rieti, ed ivi si metteva in comunicazione con quelli di Antrodoco, e specialmente coi fratelli Fiorenzani, di cui uno fu poi arrestato, e l'altro andò in esilio: per mezzo suo, si diceva, si era spedito anche del denaro, che doveva servire a fomentare la rivolta. I Tartaglia erano cinque fratelli, uno dei quali medico, accusato di delitto di Stato, era stato esiliato da Aquila, donde si era recato prima a Campobasso, indi a Napoli: gli altri vivevano a Pizzoli, e fra essi due erano preti, dei quali uno sospeso completamente a divinis per delitto di Stato. Con tali benemerenze famigliari Vincenzo Tartaglia si rese utilissimo ai rivoluzionari, dai quali era molto apprezzato e stimato, specialmente da Bertini e da Pennacchietti, assistente in Comarca.
Verso la metà di dicembre aveva fatto ritorno a Roma, da Malta ove s'era rifugiato appena caduta la repubblica, l'avvocato Antonio Fabi, domiciliato in Piazza Rosa, il quale era stato uno dei più terribili nemici del governo pontificio. Aveva fatto parte della guardia civica, ed era famoso perchè tutto il giorno andava predicando massime contrarie alla legittimità e alla religione per tutti i quartieri di Roma: era stato membro della Commissione provvisoria municipale, in seno alla quale aveva proposto di togliere dal Campidoglio tutti gli stemmi dei Sommi Pontefici: era stato uno dei presidenti nell'elezione dell'Assemblea Costituente, e deputato per l'apertura delle schede in Campidoglio. Era consigliere intimo dei Triumviri e fu colui che fece anche la proposta di appropriarsi degli argenti delle chiese, progettando poi e organizzando tutte le devastazioni avvenute.
Termino queste poche notizie, che mi lusingo possano giovare a qualche studioso, riportando un breve manoscritto trovato fra gli