Rassegna storica del Risorgimento
1798 ; LIGURE (REPUBBLICA) ; CISALPINA (REPUBBLICA)
anno
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1935
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pagina
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179
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LIBRI E PERIODICI
ALGESTE CMSTOFANINI, Giuseppe Bandi. Vita aneddotica. Con prefazione di Giovanni Targioni Tozzetti. Con tavole fuori testo; Firenze, R. Bemporad e F., 1934, pag. vi-301.
Il nome di Giuseppe Bandi (n. 1834 a Gavorrano, m. 1894 a Livorno) come patriotta, come giornalista, come scrittore, era da tempo bene conosciuto, specie dopo che fa pubblicato il suo libro sui Mille: pur non di meno, a quarant'anni di distanza dalla sua morte tragica, non si aveva ancora di lui una biografia piuttosto ampia che trattasse adeguatamente delle sue grandi benemerenze patriottiche e della sua varia e molteplice opera giornalistica e letteraria. Alceste Cristofanini che lo conobbe assai da vicino, avendo avuto con lui per lunghi anni dimestichezza quotidiana, e che nutrì per lo scrittore e per il patriotta reverenza di discepolo e affetto come di figlio, sciogliendo finalmente un voto caro al suo cuore, pubblica questa bella vita aneddotica del Bandi, scritta in forma semplice e piana, ma calda ed efficace, che fa balzare viva e intera, dinanzi ai nostri occhi, la nobile figura dell'uomo che in ogni tempo antepose ad ogni altro pensiero quello della libertà e della grandezza della patria.
II volume in bella veste tipografica, corredato di vari ritratti e di belle illustrazioni, consta, si può dire, di due parti distinte, l'una dedicata più specialmente al patriotta, al cospiratore, al soldato delle guerre d'indipendenza; l'altra allo scrittore e al giornalista. Di Giuseppe Bandi prode combattente si sapeva già abbastanza, sia per quello che lui stesso ne aveva scritto in libri e in articoli di giornale, sia per quello che avevano detto di lui, con grande lode, i suoi stessi compagni d'arme, primo d'ogni altro Giuseppe Cesare Abba, che a Calatafimi, vedendolo continuare a combattere, quando era già stato gravemente ferito, si domandava quante anime egli avesse. Nondimeno il Cristofanini, valendosi di documenti inediti o sconosciuti, ha potuto far risplendere di più fulgida luce le mirabili gesta dal Bandi compiute, non solo durante tutta la campagna di Sicilia e dell'Italia Meridionale, ma anche al tempo della terza guerra d'indipendenza, facendo parte del celebre quadrato di Villafranea.
Ma si deve però riconoscere che maggior sapore di novità e anche maggiore interesse storico presentano in questa prima parte le pagine che si riferiscono all'azione patriottica esercitata dal Bandi tra i compagni dell'Università di Siena, alla prigionia da lui sofferta nel forte del Falcone a Portoferraio e, più ancora, ai rapporti che egli ebbe, anche dopo il 1860, con gli uomini del cosidetto partito d'azione, più specialmente con Giuseppe Mazzini che ne era il capo riconosciuto e visibile. Impaziente di veder compiuta l'unità e l'indipendenza nazionale, il Bandi, pure essendo passato col suo grado di maggiore nell'esercito italiano, continuo a mantenersi in corrispondenza con Garibaldi, che gli aveva dato tante prove di stima, di fiducia e di affetto, e per poco, nel 1867, non trasse tutto il battaglione, che comandava, dietro le rosse schiere garibaldine sulla via di Roma, già proclamata capitale del Regno, ma ancora soggetta al governo papale.
Dati i suoi precedenti rivoluzionari e il suo temperamento non troppo sofferente della disciplina, Giuseppe Bandi poco durò nella carriera militare, che era ormai ridotta alla monotona vita di guarnigione: infatti, a principio del 1870, lasciò l'esercito e si diede a scrivere e a collaborare nei giornali, nei quali già prima aveva dato belle prove della versatilità del suo ingegno. Prima collaborò al giornale La Nazione