Rassegna storica del Risorgimento
1798 ; LIGURE (REPUBBLICA) ; CISALPINA (REPUBBLICA)
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1935
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180
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180 Libri e periodici
di Firenze, poi fondò e diresse per lunghi anni, fino alla morte, la Gazzetta Livornese a fianco della quale, fece sorgere, più tardi, un altro giornale di carattere più schiettamente popolare, il Telegrafo, che continua anche oggi, dopo più che cinqnant'annL le sue regolari pubblicazioni. Allora appunto cominciò la dimestichezza quotidiana col Bandi, di Alceste Gristofanini, che divenne giornalista sotto la sua direzione e che perciò, nella seconda parte del libro, può riferire intorno al Maestro notizie larghe e copiose inedite o poco sapute, e aneddoti molteplici, gustosi e piacevoli.
Senza dubbio il Bandi ebbe mirabili doti di scrittore che rifulgono non solo nel suo libro dei Mille, che si può considerare come il suo capolavoro, e nei suoi vari romanzi a fondo storico, ma anche, anzi più specialmente, negli articoli agili, vivaci, arguti, brillanti che scriveva quotidianamente, tutti di un getto, pei suoi giornali e che gli procurarono presto una larga popolarità. Come giornalista eglispiegò, si può dire, quelle stesse virtù di cui aveva dato mirabili prove nelle guerre del Risorgimento, dimostrandosi, in ogni occasione, audace coraggioso battagliero, propugnando, deciso e risoluto, anche a tempo della triplice, i diritti d'Italia sulle terre irredente, affermandola necessità della sua espansione coloniale in Africa, combattendo, con la più assoluta intransigenza le camarille degli affaristi, passando attraverso il fuoco impuro dei roghi elettorali senza esserne attaccato.
Sino agli ultimi suoi anni, quando era ormai giunto alle soglie della vecchiaia, mantenne sempre vivo in cuore il culto della patria, e non dimenticando le lotte, i dolori, i sacrifizi che era costata la sua unità politica, polemizzò ardentemente contro tutti coloro che avrebbero voluto disgregarla o distruggerla: cosi scrisse una serie di articoli aspri e violenti prima contro i clericali fanatici che propugnavano la ricostituzione del potere temporale, poi contro gli anarchici che predicavano la distrazione di tutte le patrie. Come è noto, fu appunto la violenza di questi ultimi articoli che segnò la sua sentenza di morte: il 1 luglio 1894, poco dopo l'attentato a Francesco Crispi, e l'uccisione di Sadi Carnot, presidente della Repubblica francese, Giuseppe Bandi, che non aveva esitato a deplorare con piene parole di vituperio quei barbari delitti, cadde vittima, a tradimento, del pugnale di un sicario. Nella breve agonia esclamò desolato: Bene spese le mie ferite! .
La sua morte improvvisa e tragica suscitò largo rimpianto in tutto il paese ed anche all'estero; solenni onoranze funebri furono tributate in Iivorno alla sua salma; la sua nobile figura di soldato e la sua opera di scrittore furono esaltate degnamente in una solenne commemorazione alla Camera dei Deputati; parole di condoglianza furono inviate alla famiglia dai personaggi più insigni del tempo, a cominciare dal re Umberto che, pochi anni dopo doveva cadere ugualmente sotto i colpi della stessa rabbia settaria. Poi, nei grigi anni che seguirono, sulla sua memoria parve incombere l'oblio. Solo il 15 luglio dell'anno scorso, ricorrendo il centenario della sua nascita, u memore pensiero degli Italiani, non dei soli concittadini di adozione, tornò reverente alla tomba dello strenuo combattente della spada e della penna e fronde di lauro furono intrecciate intorno al suo busto marmoreo. Nello stesso tempo comparve in pubblico questo bel volume del Cristofanini che sicuramente, più di ogni altro, ricco com è di contenuto, contribuirà a mantenere vivo il nome del Bandi nella mente e nel cuore di tutti gli Italiani.
ERSILIO MICHEL
SILIO MANFREDI, // governatorato di Luigi ToréUi in Valtellina. Dicembre 1859-Novembre 1861; Pavia, Succ. Bizzoni, 1935-XIH, in 8<>, pp. 230.
Popò il noto volume del Monti, fratto di una espertissima consultazione al fonti preziose, pareva che ben poco potesse ormai dirsi ancora sull'opera di questa nobile figura di gentiluomo patriota. Ma il Manfredi, giustamente notando come la