Rassegna storica del Risorgimento

1798 ; LIGURE (REPUBBLICA) ; CISALPINA (REPUBBLICA)
anno <1935>   pagina <182>
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182 Libri e periodici
per motivi contingenti, del Museo del Risorgimento di Bergamo, dal quale molte noti­zie avrebbe tratte, e notevoli, specie intorno all'attività di Gabriele Camozzi dal 1848 in poi. Ma non è sufficiente la ragione per giustificare come le sieno sfuggite pubbli­cazioni su avvenimenti di quell'epoca e sui personaggi studiati ch'essa avrebbe tro­vale in qualunque biblioteca italiana e non a Bergamo soltanto. Così non vedo ricor­dati nella bibliografia, tra altro, i Cenni e documenti d'insurrezione lombarda del 1849 dello stesso Camozzi (Capolago, Tipografia Elvetica) e nemmeno nno dei tanti lavori di G. Locateli! Milesi e neanco due articoli, di facilissima consultazione, che avrebbero di molto giovato, senza dubbio, allo scopo, e cioè Garibaldi a Bergamo nel 1848 di C. Volpati (nella Rivista storica del Risorgimento italiano del 1912), e Garibaldi e Mazzini a Bergamo del già citato Locatelli Milesi, in questa nostra Rassegna del 1920.
MARINO CIRAVEGNA.
MINISTERO DELLA GUERRA COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE UFFICIO STORICO, L'ultima guerra delVAustria-Ungheria 1914-1918 Relazione ufficiale compilata dall'Archivio di guerra di Vienna. Trad. del gen. di G. d. A. Ambro­gio Bollati. Voi. II e II bis, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1935-XIII, in 8, pp. XX-580, 40 ali., 36 schizzi. L. 50.
E questa la descrizione ufficiale austriaca degli eventi politico militari del 1915, sino alla fine dell'estate. Volume, quindi, di grande interesse per' noi Italiani, per­chè investe il periodo ultimo della neutralità, l'intervento e la prima, sanguinosa­mente gloriosa fase delle nostre operazioni. Il primo capitolo dell'introduzione, il primo della parte seconda, l'intera parte quarta e tutta la sesta riguardano appunto l'argomento che maggiormente ci sta a cuore.
Per quanto sia evidente un certo sforzo di obbiettività, anche in quest'opera e non ce ne meravigliamo rimangono vivi concezioni e giudizi non sereni sul nostro atteggiamento politico e sul nostro sforzo militare. Leggere ancora oggi a p. 7 poco dopo l'Italia doveva però levarsi completamente la maschera elevando (indubbiamente, contro lo spirito del Trattato della Triplice) pretese su territori appartenenti da tempo all'Austria , può essere motivo di qualche sorpresa dopo tanta letteratura, anche straniera, sull'argomento. Tutta la questione delle trattative (Il distacco dell'Italia dalla Triplice, pp. 189-191) è accennata troppo partigiana mente e senza tener conto di quell'aureo precetto inscritto sulla predella di un vecchio dipinto degli Uffizi Odi l'altra parte . Utile per noi è tuttavia l'ammissione che il Buriàn conformemente ai desideri del barone Tisza, sperava di tirare in lungo le trattative senza venire a decisioni concrete, finché le bramosie degli Italiani non potessero venir diminuite da un mutamento nella situazione di guerra (p. 189), alla quale fa riscontro l'altra che il Falkenhayn non mancò peraltro di consolare l'alleato facendogli intravedere la probabilità, in caso d'esito felice della guerra, di ritogliere agli Italiani la loro preda (p. 190). E quanto al valore del nostro intervento, sarebbe opportuno che i compilatori di certi manuali scolastici stranieri dessero un'occhiata a p. 193.
Anche la relazione ufficiale austriaca mette in conveniente rilievo l'effetto galva-nizzatore e l'azione unificatrice contro di noi, esercitoti dal nostro intervento su alcune popolazioni della Duplice-monarchia (p. 336). Di una a passeggiata verso Vienna , però, se ne accertino i compilatori del volume, nessuno seriamente parlava in Italia. Né è a nostra memoria che essa fosse stata tante volte van­tata (ivi).
Dell'esame delle operazioni militari non è qui il caso di far rilievo. Alcuni apprezzamenti sull'azione iniziale del nostro Comando Supremo sono ormai in.