Rassegna storica del Risorgimento
1798 ; LIGURE (REPUBBLICA) ; CISALPINA (REPUBBLICA)
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1935
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pagina
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183
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Libri e periodici 183
Italia accettati sostanzialmente da tutti gli studiosi sereni (v. per es. p. 343, 351 e il cap. TV della parte IV).
E opera scritta per militari ed ha quindi il caratteristico andamento analitico-espositivo di quasi tutte queste opere tecniche, nelle quali ben di rado si assurge ad una visione storica. Ma, anche così, è di notevole utilità per gli studiosi.
A. M. G.
CARLO FETTARAPPA SANDRI, Emanuele Filiberto di Savoia Duca d'Aosta. (Collana: I Condottieri); Torino, G. B. Paravia e C, 1933-XI.
Questo volumetto mette in viva luce la figura dell'eroico e glorioso condottiero della 3a Armata, degno esponente delle virtù di coraggio, di dedizione assoluta alla patria, che caratterizzano la Casa di Savoia.
L'A., dopo un breve cenno sul principe guerriero, Emanuele Filiberto, secondo fondatore della gloriosa dinastia, afferma che giustamente questo nome fu messo dal duca Amedeo al figlio, nato a Genova nel 1869.
I mesi travagliatissimi del regno spagnolo del padre, il ritorno in patria, l'immatura morte della madre Maria Vittoria gettarono un'ombra di malinconia nel cuore del piccolo principe, ombra che velò lo sguardo e l'animo suo per tutta la vita. H 17 gennaio 1890 mori Amedeo di Savoia, e il figlio divenne Duca d'Aosta. Era allora capitano d'artiglieria; nel 1905, essendo tenente generale, ebbe il Comando del X Corpo d'Armata di Napoli, città ove dimorò a lungo, offrendo l'opera sua gagliarda durante l'eruzione del Vesuvio; più tardi di là accorse nella Calabria e nella Sicilia, devastate dal terremoto.
Quando scoppiò il conflitto mondiale il Duca era nel vigor della vita, ma dopo la rivista dello Statuto a Napoli dovette mettersi a letto colpito dal tifo, che lo tormentò parecchi mesi. Alfine, guarito, venne destinato al comando della 3 Armata.
Furono i soldati di quest'Armata gloriosa che strapparono allo straniero le prime terre nostre, che salirono le pendici del San Michele, passarono attraverso le pietre rossicce del Carso, e dopo 15 mesi di cruentissimi attacchi entrarono a Gorizia. Con soldati pari vostri nessuna impresa è temeraria, nessuna mèta è inaccessibile, nessuna gloria è troppo aita . Così disse il Duca a' suoi militi vittoriosi, conducendoli fino al castello di Duino.
Tutti sanno quanto fu esasperante la guerra di trincea, contraria allo spirito italiano; il Duca, sebbene deluso ne' suoi sogni della guerra aperta e travolgente, seppe rinsaldare la disciplina, unire le anime de' suoi soldati vivendo con essi, amandoli, ammirandoli con devozione commossa; i giovani lo compresero e lo ricambiarono dello stesso amore. Le parole e gli scritti che rivolgeva ai combattenti erano incitamento alla pugna e alla gloria; il comando deciso e sereno disponeva il fante all'obbedienza.
Nelle giornate di grave ansia dell'ottobre 1917 il Duca condusse in modo magistrale la manovra di ripiegamento, e il 1 novembre espresse con fiere e commosse parole la sua riconoscenza ai veterani del Carso per la loro abnegazione. Il 7 novembre le truppe avevano traversato il Piave, donde nessun attacco più le rimosse. Il 1 gennaio 1918 il Duca incuorò le sue milizie, esprimendo il voto di liberare le terre invase e restituire ai propri focolari i profughi, chiamando i soldati Compagni d'ideali, fratelli d'arme .
L'A. ci fa sfilare sotto gli occhi le tappe dolorose, angosciose, gloriose dell'anno di passione, citando spesso i brevi, ma efficaci discorsi del Duca, in cui mai non venne meno la fede nei destini d'Italia, fede che seppe sempre trasfondere nei suoi soldati. Sapiente, alacre, diresse la difensiva, i contrattacchi, poi la controffensiva, e