Rassegna storica del Risorgimento

1798 ; LIGURE (REPUBBLICA) ; CISALPINA (REPUBBLICA)
anno <1935>   pagina <184>
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184 Libri e periodici
nel felice precipitare degli eventi nell'ottobre 1918, dopo i nove giorni più a di lotta che la storia ricordi, ringraziò i suoi prodi, orgoglioso di averli guidati ali battaglia, esultante dell'alta prova superata, commosso della loro completa dedizione
Il 19 gennaio 1919 a Trieste dinanzi al Duca sfilarono le bandiere, i battaglioni, i veterani dell'Isonzo, del Carso e del Piave, e Gabriele d'Annunzio, dall'alto del veli­volo, mandò il sno messaggio al Condottiero. L'ultimo saluto del Duca ai suoi soldati partì dal fatidico colle di S. Giusto; a luglio la 3a Armata venne disciolta, e il cuore dell'invitto principe, nell'angoscia del distacco, esortò i fratelli d'arme a lavorare ora per la vittoria civile d'Italia.
Terminato il riassunto del periodo della guerra, l'A. consacra alcuni capitoli a tratteggiare a vivi colori la figura del Duca d'Aosta. Soldato per tradizione ed amore ha il sentimento del dovere nel sangue e l'anima profondamente italiana ; amante della propria arma l'artiglieria è però conoscitore intimo dell'impareggiabile nostro fante sobrio, ardente, infaticabile, tenace . Nei tristi anni che seguirono imme­diatamente la guerra egli soffre cocentemente, e nel luglio 1920 dall'animo suo pro­rompono ardenti parole per richiamare il popolo al fecondo lavoro e alla fraterna con­cordia. Nelle orazioni e nei proclami del Duca è tutto il nostro passato, tutto il popolo in marcia coi soldati e coi vessilli, è riassunta la storia della 3a Armata e della guerra; dai suoi discorsi scaturisce la sua più completa e sicura biografia guerresca.
Come principe e capo si astenne da dirette manifestazioni politiche; ma nel tragico urto tra i difensori e i distruttori della nazione fu tra i primi con ardore, e fin dall'inizio del Fascismo tra i più fervidi e convinti. La gioia della risurrezione della Patria sanò ogni ferita, illuminò gli ultimi anni della sua esistenza; a Portomaggiore, il 28 marzo 1923, inaugurando un monumento ai Cadutiper l'ideale italico, elevò l'inno all'immortalità della nostra stirpe. Diede al Fascismo opera attiva, come Presidente e Organizzatore dell'Opera Nazionale Dopolavoro, onorato di seguire una missione e di fratellanza, d'amore, di civiltà . Sentì di poter morire serenamente, sicuro che un magnifico avvenire si dischiuderà per la Patria nostra sotto la guida illuminata del Re e il sapiente governo del Duce .
Il 4 luglio 1931 la folla, che a Torino nei pressi del Palazzo Ducale attendeva con ansia le notizie del suo principe, vide aleggiare l'ombra della morte. A fianco della bara furono collocati i vessilli che l'avevano accompagnato in guerra. Alla Gran Madre di Dio la salma fu cristianamente benedetta, poi partì per Redipuglia: soldato fra i soldati, egli volle riposare con la sacra falange de' suoi trentamila morti,
Questo volumetto semplice, scorrevole, di lettura gradita, lumeggia con tocchi efficaci, e con poetico entusiasmo la figura del Principe guerriero, il cui ricordo rimarrà imperituro nella mente di chi lo conobbe e avvicinò; e specialmente in quella dei gio­vani, che dalla sua anima umile ed austera, dalle sue parole fiere e fraterne impararono ad amarlo come un padre, a venerarlo come un maestro e ad amare intensamente con lui la grande Patria italiana.
COSTANZO RINAUDO
GIOVANNI MARIETTI, Armando Diaz, (Collana: I Condottieri ); Torino, Paravia e C, 1933-XI.
Nei primi capitoli di questo volumetto la parte storica è intercalata con le vicende
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i soldati delle idee bolsceviche, che dalla Russia purtroppo sono giunte in Italia. Indi il capitano, ritornato al fronte, narra al padre per lettera gli avvenimenti che incal­zano dal 24 ottobre al 4 novembre 1917; in questi scritti non è affatto mascherata la