Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; ESERCITO
anno
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1935
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pagina
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185
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Libri e periodici 185
dura odissea del ripiegamento, ma è pur cantata la gloria dei prodi che sul Piave resistettero, difendendo l'onore e la vita d'Italia.
In questo punto l'A., trattando l'argomento storico direttamente, accenna alle varie versioniriguardantila decisione di sostituire il generale Diaz al generale Cadorna nel Comando supremo dell'Esercito; le esamina e le confuta,ritenendo alfine come più vera quella data da Alberto Lombroso: cioè, che, avendo il Presidente del Consiglio Orlando convocato il Consiglio dei Ministri 1*8 novembre 1917, la disussionc si svolse incerta e penosa, finché il generale Alfieri dichiarò: Io ho l'uomo adatto e me ne porto mallevadore; è il generale che comanda il XXIII Corpo d'Armata, Armando Diaz . Alfieri esalta quindi le doti del suo candidato e nel pomeriggio dello stesso giorno il generale Diaz riceve la nomina a Capo di Stato Maggiore dell* Esercito.
L'A. a questo punto dà qualche nota biografica del nuovo Comandante. Armando Diaz nacque a Napoli il 5 dicembre 1861 da famiglia d'origine spagnola, venuta in Italia nel secolo XVIII; uno zio del futuro Maresciallo combattè nel 1848 con Guglielmo Pepe contro l'Austria a fianco dei Piemontesi, e lo seguì a Venezia; caduta la città dovette esulare. H giovane Armando frequentò l'Istituto tecnico, poi l'Accademia militare e la Scuola d'Applicazione, donde uscì tenente nel 1883, distinguendosi per svegliatezza d'ingegno e tenace volontà. Nel 1891 è ammesso alla Scuola di Guerra, da cui esce tra i prescelti. Nel 1911, già colonnello, chiede di partire per la guerra di Libia; il suo voto è esaudito, e gli è affidato il comando del 33 Reggimento Fanteria. A questo proposito l'A. cita un passo dell'opera Diaz del generale Baldini, il quale, parlando delle operazioni del settembre 1911 intorno alle dune di Sidi Bilal, eseguite da detto reggimento, plaude al valore delle truppe e del loro Capo, che non solo riportò la vittoria, ma ebbe anche il battesimo del sangue. Ferito alla spalla sinistra, rimase sul campo finché non fu sicuro che l'azione andava svolgendosi con pieno successo, e, narra ancora il Baldini, i soldati dissero: Che il nostro colonnello baci la bandiera prima di lasciarci! . Armando Diaz baciò la bandiera del suo 33 , mentre ima voce ignota comandava: Presentate le armi! . In seguito a questo fatto gli fu conferita la Croce di Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia.
Nel 1914 Diaz è promosso maggior generale e nominato comandante della Brigata Siena; ma scoppia la guerra mondiale e il generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, chiama Diaz come capo del reparto operazioni, carica complessa ed irta di difficoltà, che tenne fino al giugno 1916, quando fu inviato al comando della 49* Divisione. Sebbene abitualmente parco di elogi, Cadorna, alla partenza di Diaz, emanò un ordine del giorno per lui molto lusinghiero.
Dopo dieci mesi, nell'aprile 1917 Diaz ha l'incarico del Comando del XXIII Corpo d'Armata di nuova formazione, e incomincia perciò il lavoro d'organizzazione di duo divisioni. La sua massima fondamentale è Comandare col cuore ; infatti egli si fa amico del soldato, detesta le punizioni, rispetta i turni di riposo; ma ad un tempo la sua preparazione è metodica e minuta; studiando su carte a grande scala le zone battute dal nemico disegna vie e zone poco pericolose, di modo che con poche perdite le sue truppe possono avanzare quasi alle spalle dell'Hermada dal giugno all'agosto 1917. Il 3 ottobre in una ricognizione è ferito ad un braccio, ma procede fino all'intero esaurimento del suo compito; verrà decorato, per la sua azione coraggiosa, della medaglia d'argento.
L'8 novembre 1917, pochi giorni dopo la ritirata sul Piave, Diaz è nominato Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, e suona così l'ora dei nuovi destini d'Italia. Semplice e simpatico è il BUO primo ordine del giorno: Assumo la carica di Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e confido sulla fede e sull'abnegazione di tutti. Poi al lavoro, in un periodo irto di difficolta, col proposito fermo di resistere sul Piave, ma con la necessità di dare le direttive per un ripiegamento sul Mincio-Po, qualora fosse divenuto inevitabile; il nemico era di fronte, imbaldanzito e aggressivo; il Governo e gli alleati difficili a trattarsi, tanto che dopo una riunione a Rapallo con Foch e Wilson,