Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; ESERCITO
anno
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1935
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pagina
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186
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, Libri e periodici
Diaz telegrafa al ministro Orlando: Agiremo da soli, con i soli nostri mezzi e con ogni
Nell'interno del Comando supremo vi furono trasformazioni graduali, non rivoluzioni; la maggior parte delle persone rimase; contrario ai frequenti esoneri di ufficiali, Diaz procedette a questi con grande cautela; comprese che i soldati sono anime e provvide affinchè, mandati nelle retrovie dopo un'azione, potessero godervi realmente il meritato riposo; insistette per l'alleggerimento delle primelinee e lo scaglionamento in profondità; abolì il sistema delle piccole operazioni locali, che si risolvevano in guadagni insignificanti di terreno e in perdite di uomini non trascurabili; così prescrisse l'abbandono di posti avanzati di troppo difficile accesso.
Alla fine del dicembre 1917 le condizioni morali delle truppe sono buone, ma occorre ancora migliorarle; arduo è difendere i soldati dalla politica disfattista: fogli clandestini gettati dagli aeroplani nemici o fatti giungere con mille sotterfugi; voci di nuovi rinforzi tedeschi; voce generale della pace per Natale. A tutto questo bisogna opporre una propaganda opposta, che consiste specialmente nelle provvidenze materiali e morali della vita del soldato: miglioramento del vitto; suddivisione delle licenze in due turni; somme di denaro messe a disposizione dei comandanti di reggimento per aiutare le famiglie bisognose; giornali di trincea per distrarre e rallegrare gli animi. Finalmente poi, il Comando addiviene ad un rimaneggiamento delle Armate, che vengono schierate in modo da provvedere a sicura difesa. Nella primavera del 1916 l'Esercito italiano, risanato e rinvigorito, è pronto per nuovi cimenti.
Complicata era pure la situazione di fronte agli alleati; Diaz tradusse in atto il concetto della cooperazione con rinvio in Francia prima di 80.000 lavoratori militari, e poi di tutto il nostro II Corpo d'Armata.
Seri, ponderati, prudenti furono gli studi del piano di guerra dei primi mesi del 1918, che condussero alla vittoriosa battaglia del Piave del giugno. L'A. descrive abbastanza minutamente i sistemi di Diaz per preparare la difensiva, le ansie di quel mese, il valore dell'Armata del Grappa comandata dal generale Giardino, fino al memorabile 24 giugno in cui già si affermava la certezza della vittoria finale della
nostra guerra.
Diaz ritiene però che non è ancora possibile né prudente avanzare al di là del Piave, nonostante le insistenti pressioni del Governo. Egli diceva: Noi dobbiamo vincere la guerra e perciò non logorare invano le nostre limitate forze . Nel settembre 1918, quando i Francesi vigorosamente respingono i Tedeschi, il Comando supremo italiano pensa all'eventualità di dover passare dalla guerra di trincea a quella di movimento; perciò, mentre gli eventi precipitano, nel massimo segreto Diaz prepara i nuovi piani, trasforma i servizi, addestra le truppe. Il ministro Orlando, inquieto per il ritardo della nostra offensiva, sta pensando di sostituire Diaz con Giardino, ma la grande rettitudine politica e militare di Giardino salva la situazione.
La preparazione s'intensifica e il generale Badoglio, efficacissimo collaboratore di Diaz, tiene alla fine di settembre una conferenza ai generali della la Armata, nella quale sono ampiamente illustrati i concetti della nuova organizzazione. Nei primi giorni di ottobre, con la richiesta d'armistizio da parte della Germania e con le agitazioni in Austria la situazione volge a nostro vantaggio. La nostra offensiva dovrebbe iniziarsi il 16 ottobre, ma il tempo si guasta, il Piave gonfia; intanto si diffonde la voce d'un armistizio, il che vuol dire scene di gioia fra le truppe, incoscienza delle folle e raddoppiamento di energia da parte di Diaz per richiamare tatti al senso della realtà.
D 21 ottobre viene l'ordine d'operazione contemporanea sul Grappa e sul Piave: Assolutamente bisogna cominciare il 24 mattina . Raramente battaglia fu impegnata con maggiore inquietudine per gli alti Comandi.
L'A. narra le vicende di quelle epiche lotte, degli attacchi violenti, delle ansie continue, dell'accanimento delle artiglierie e fanterie, delle difficoltà nel passaggio dei