Rassegna storica del Risorgimento

ERITREA ; COLONIE
anno <1935>   pagina <249>
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U Italia in Eritrea: ieri e oggi 249
...L'Africa non è se non la cote ove affilammo il ferro, per V acquisto supremo, contro le fortune ignote.
(D'ANNUNZIO, La cantane di Mario Bianvo).
La tendenza colonizzatrice dell'Italia si manifestò sino dagli anni della sua redenzione. L'animatore di questa ten­denza, colui che primo comprese essere necessario al prestigio di una grande potenza la formazione di un dominio coloniale, fu Camillo Cavour.
Uno degli obiettivi sui quali si era appuntato lo sguardo acuto del grande statista fin dal 1857, prima ancora cioè della proclamazione del Regno d'Italia, fu l'Altissima, ed il vescovo Massaia, vicario apostolico nei Galla, fu incaricato di com­piere gli studi relativi alla eventuale istituzione in quella regione di una colonia italiana.
A lui si aggiunsero altri, come il cappuccino padre Des Avancheres, Antonio Rizzo, il padre Stella, che fecero opera proficua di preparazione e di infìltramento. Ma la sopravve­nuta guerra del '59 sospese ogni nostra attività in Abissinia. L'impresa d'Africa, come ha scritto l'Oriani, era la prima conseguenza del nostro risorgimento. Potenza storicamente e geograficamente mediterranea, l'Italia uscendo di se stessa, non poteva agire che in Africa; alla politica dei suoi uomini di stato scegliere il momento più opportuno, il fido più adatto a discendervi colla più sapiente preparazione.
La morte del Cavour, aggiornò sine die la questione. Ma il seme era ormai gittate Uomini di Stato, di commercio, di studio, coltivarono l'idea colonialista, e volsero la loro indagine su lembi di territorio Asiatico, Australiano, Africano. L'apertura del Canale di Suez, avvenuta nel 1869, veniva a risolvere l'annoso problema dei commerci con le Indie e col-PEstremo Oriente; e perciò tutte le tendenze tornarono a rivolgersi decisamente verso il Mar Rosso. Più precisamente, il Congresso delle camere di commercio, tenutosi a Genova