Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno
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1935
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pagina
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255
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L'Italia in Eritrea: ieri e oggi 255
aveva d'uopo che un drappello dei suoi soldati, trasformandosi in eroi, le provasse che nelle vene del suo popolo ferveva ancora il sangue latino e che la rivoluzione, per la quale era rinata e dalla quale aveva rifuggito, proseguiva nell'impresa d'Africa sospingendola col proprio soffio.
Quei 500 soldati, che... non avevano nemmeno rivolto il capo per cercare istintivamente il lido lontano di Massaua, erano l'Italia nuova ?
Noi che soverchiamente amiamo le frasi fatte, abbiamo per mezzo secolo ripetuto essere compiuta l'Italia, ma doversi ancora fare gli italiani. L'episodio di Dogali ammonisce dell'inesattezza dell'espressione citata. Gli italiani quando dipese da loro dimostrarono di essere fatti, cioè forti e grandi. Erano invece i Governi che non erano maturi e che non erano degni della nostra Storia e del nostro popolo!
L'eccidio di Dogali suscitò lo sdegno dello spirito pubblico, sebbene alla Camera si osasse gridare a Via dall'Africa ; e il governo, deciso ad un'azione più energica, rimandò in Colonia il Saletta, promosso nel frattempo generale. Questi, dopo un inutile intervento inglese, ripigliò, per incarico del governov le trattative col Negus Giovanni a mezzo di Menelik. In questo non meno inutile tentativo chi ci guadagnò fu Menelik, il quale, impegnandosi con un regolare trattato a rimanere neutrale in caso di conflitto tra l'Italia e il Negus, potè ottenere che l'Italia si impegnasse a sua volta ad inviargli 5000 fucili. T
In effetti questo scaltro re aveva ben compreso quanto vantaggio personale poteva ritrarre dalla nostra errata politica tendente a rafforzarlo di fronte al Negus, e, ricordando la vittoria degli inglesi su Re Teodoro, se ne augurava una simile degli italiani su Giovanni, per poter poi egli coglierne i frutti.
1) A. ORIANI, Fino a Dogali; Bologna, Cappelli,