Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno
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1935
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pagina
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258
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258 Anacleto Bronzuoli
grande e potente a dispetto dell'imperatore e dei capi abissini, manifestò subito la sua malafede e la sua doppiezza, rifiutando di riconoscere il citato articolo 17 del Trattato di Uccialli e, in seguito, facendo difficoltà all'accettazione del confine da noi richiesto.
In vista di ciò la nostra politica, fino allora ostinatamente nloscioana, cambiò indirizzo e accolse proposte di amicizia da parte di ras Mangascià, re del Tigre, che in cuor suo non aveva rinunziato all'eredità del Trono Imperiale. Con costui furono stabiliti degli accordi che ci assicurarono la tranquillità del confine fra la nostra colonia e il Tigre.
Al generale Gandolfi fu sostituito nel governo della colonia il generale Baratieri, d'origine trentina, garibaldino coi mille, deputato da varie legislature e apprezzato scrittore di cose civili e militari. Egli diede prontamente mano a varie riforme: ottenne che in caso di operazioni fossero riuniti nelle sue mani il potere civile e quello militare, cercò di favorire il commercio, iniziò lavori pubblici specialmente stradali e telegrafici, diede grande impulso agli indemaniamenti territoriali e agli esperimenti di colonizzazione agricola, i cui risultati davano fondato motivo a. bene sperare, se non fosse però intervenuta la guerra contro l'Abissinia.
Le prime lotte che Baratieri dovette sostenere furono quelle contro i Dervisci. Il trionfo della rivolta sudanese aveva creato nelle regioni dell'alto Nilo, confinanti a occidente colla nostra colonia, un vasto impero sotto il Madhi. L'anarchia delle popolazioni di confine, sfuggenti a ogni controllo e al potere del Kalifa, costituiva per l'Eritrea un grave pericolo: già nel 1890 si era avuto un combattimento ad Agordat ove i Dervisci erano stati battuti: nel 1892 questi ritornarono a razziare nei nostri territori e furono nuovamente battuti dal cap. Hidalgo a Serobeti. Il Kalifa, raccolto allora a Cassala un esercito di circa 15.000 uomini, lo inviò contro i nostri che, in numero di circa 2.500, incuranti della