Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1935>   pagina <264>
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264 Anacleto Bronzuoli
Anche dopo la grande guerra, la ricerca delle responsabilità di Adua è continuata. Ognuno ha preso, o ha creduto di pren­dere in esame tutti gli elementi della questione, li ha studiati a suo modo e, non accorgendosi molte volte di sforzare i fatti per accomodarli alla sua tesi e di interpretarli secondo un suo particolare modo di vedere, tutto soggettivo, ha distillato fl suo lodo, che variava nel nome ma era sempre lo stesso nella sostanza; siamo stati battuti perchè Tizio ha, per gelosia disubbidito, Caio, per ambizione personale, ha commesso una imprudenza, Sempronio, per incapacità, ha sbagliato.
Queste erano le idee che ottenebravano la nostra mente, questo il concetto che tutti noi avevamo di Adua, fino a poco tempo fa; ciò perchè degli errori e delle colpe dei capi si era sempre assai più parlato che del comportamento valoroso dei soldati.
Ora io mi domando:
Quand'anche, riportandosi ai metodi ed alle visioni di tempi superati, riuscissimo a precisare le colpe delle quali tanto si è discusso, quale giovamento oggi? Non è questa ricerca ostinata forse un modo per gettare, sia pure involontariamente, il turbamento negli spiriti e per destare nelle masse, special­mente giovanili, sentimenti di diffidenza e di ingratitudine verso coloro che dei tempi mediocri subirono necessariamente tutte le influenze, ma reagirono con una pagina, ancora splen­dente, di eroismo e di sacrificio? Perchè continuare la sterile elencazione degli errori commessi dai capi, da uomini di

governo, da gregari, con un risultato di ammaestramento assai discutibile, soffocando e inaridendo nel grigiore delle incerte colpe e delle mal definite incapacità quei meravigliosi eroismi dell'intero corpo di spedizione, che eran fatti apparire soltanto come episodi sporadici nel caos della battaglia? Perchè non esaltare invece il nostro soldato, non far brillare la superba luce di gloria che aleggiò su tutto il corpo di spedizione, non portare infine, sul dibattuto argomento, una parola di serenità