Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1935>   pagina <267>
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VItalia in Eritrea: ieri e oggi 267
ricordata come una delle più nobili ed eroiche imprese, mentre noi, pel nostro grave difetto di censurarci e di criticarci, l'ab-biamo voluta considerare un disastro nazionale, come 21 anni dopo, Caporetto non si è verificata l'esattezza di una massima tacitiana: iniquissima haec béllorum conditio est; prospera omnes sibi vindicant, adversa uni imputatur. Della vittoria tutti rivendicano il merito, ma la sconfitta è attribuita alla colpa di uno solo! Nella cieca nostra manìa abbiamo spie­tatamente incolpato tutti ; da Crispi, che con le sue non misu­rate e non opportune insistenze presso il comandante delle truppe, ne avrebbe influenzata l'azione, al Baratieri, che per ambizione avrebbe tentato, prima di essere sostituito, di rial­zare il suo prestigio compromesso con una grande battaglia, all'Arimondi, geloso e invidioso del Baratieri, all'Albertone, impulsivo e indisciplinato, al Da Bormida, miope e ostinato, al Mocenni, ministro della Guerra e al Primerano, capo di S. M., imprevidenti e impreparati, al ministro del Tesoro acciecato da una ingiustificabile sordida gretteria.
Si volle anche cercare la donna; e venne fuori una madama Naretti che avrebbe provocato una gelosia amorosa fra i capi e che, figlia di un'abissina e conoscitrice perfetta della lingua, si sarebbe valsa della sua qualità di interprete per tradire. Quante bassezze e quanta miseria! Ad ogni modo questa alchi­mistica e sottile ricerca non ha a tutt'oggi additato il colpevole o definito la responsabilità; ed oggi ancora taluno parla del­l'enigma di Adua.
Sia permesso a me, depositario, per ragioni di uflacio, dei documenti storici relativi alle nostre guerre, di esprimere un mio fermo convincimento. Ho lungamente studiato, meditato, riflettuto sulle nostre vicende eritree, prendendo in esame tutti i documenti dell'epoca, tutte quelle carte che sono lo specchio fedele e sfolgorante del valore durante un secolo del nostro popolo e che io sfoglio con un senso di religione, simile a quello del credente, davanti a una reliquia santa. Ho