Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno
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1935
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pagina
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271
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L'Italia in Eritrea: ieri e oggi 271
venne a urtare contro una massa stimata sui 50.000 uomini e disperatamente resistette per quattro ore, per dar tempo al resto del corpo di spedizione di avanzare e di schierarsi. Quando vide che le altre brigate non giungevano in aiuto, non disperò e non retrocedette; ma fece ancora fronte al nemico, finché non fu sommersa dalla selvaggia e urlante valanga. Questa si precipitò allora sulle due retrostanti brigate Arimondi ed Ellena che, con poco più di 7000 uomini sostennero con meraviglioso eroismo l'impari lotta. Anche qui fini per prevalere il numero e dopo qualche ora i reparti, che avevan perduto più della metà dei loro ufficiali, dovettero ritirarsi, mentre bande di predoni accorrevano sul campo di battaglia a far bottino e a depredare i caduti. Le orde scioane si precipitarono quindi sulla brigata Da Bormida che, attratta dal terreno, si era alquanto allontanata dagli altri reparti, respingendo sino allora, vittoriosamente, attacchi avversari. Il comportamento dei nostri, soverchiati dal violentissimo attacco, fu superbamente bello: animati dall'esempio dei loro ufficiali, che si fecero uccidere quasi tutti sul posto, i reparti opposero la più strenua resistenza: ma finì per prevalere la enorme preponderanza del numero. E i pochi scampati al combattimento dovettero, nell'ardente tramonto, volgere sconsolati in ritirata.
Questa, o signori, è l'onta di Adua! 16.000 uomini che combattono per una giornata contro un nemico sette volte superiore; che lasciano sul terreno il 38 dei soldati e il 46 degli ufficiali, perdite mai riscontrate in nessun'altra battaglia; che infliggono al nemico oltre 16.000 perdite, superiori cioè al numero stesso dei nostri combattenti; questa, o signori, è l'onta di Adua! Così fu chiamata in tempi vili; nei tempi eroici in cui viviamo noi dobbiamo invece andare orgogliosi di questa autentica gloria del nostro Esercito e proclamare ben forte che se ad Adua fummo vinti, ciò non dipese certo dal poco valore dei nostri soldati. Essi fecero