Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno
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1935
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Anacleto Bronzuoli
tutto il loro dovere; ripetiamolo forte affinchè i nostri fi 1* naviganti oggi verso l'Africa orientale, non portino nel cuor* l'amarezza triste di un dubbio, ma abbiano invece una fed serena e tranquilla nei loro capi e un ricordo memore e grato dei gloriosi caduti che tracciarono col loro sangue la via all'espansione italiana! Le tenebre dello scetticismo non debbono più oltre oscurare meravigliose gesta di valore che hanno sapore di leggenda; e ai nipoti degli eroi del 1896 deve essere guida sicura nella loro marcia verso gli immancabili destini della Patria nostra la luce delle 14 medaglie d'oro al valor militare assegnate alla memoria di altrettanti eroici caduti nella battaglia del 1 marzo!
La battaglia lasciò cosi stremato l'esercito di Menelik che questi non si sentì di continuare la lotta: e nonostante il prestigio della recente vittoria e il bottino di armi e artiglieria fatto, egli rinunziò allo scopo per cui si era mosso il passaggio della linea Mareb Belesa e l'invasione della nostra colonia e ricondusse le sue orde sulla via del ritorno. A spingerlo a questa ritirata contribuì anche la notizia dell'arrivo del Baldissera nuovo comandante in sostituzione di Baratieri e del concentramento di tutte le truppe disponibili per riprendere le ostilità.
Infatti il Baldissera, assunto il comando, provvide dapprima a sbloccare Cassala, che noi, pur così fortemente impegnati a sud contro gli scioani, avevamo saputo mantenere e difendere contro gli assalti dei dervisci; e questi furono sanguinosamente battuti a Tucruf.
Sollevata così la colonia dalla minaccia sul confine occidentale, il generale Baldissera, riunite le sue truppe, si porto ad Adigrat, dove da due mesi il maggiore Prestinari era assediato e la liberò; impose ai vari capi tigrini la consegna immediata dei prigionieri in loro possesso e la ottenne, ricorrendo, ove occorse, alla forza; sparse un salutare terrore delle nostre truppe, rialzò il nostro prestigio. Lo stesso Mangascià, dopo