Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1935>   pagina <272>
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Anacleto Bronzuoli
tutto il loro dovere; ripetiamolo forte affinchè i nostri fi 1* naviganti oggi verso l'Africa orientale, non portino nel cuor* l'amarezza triste di un dubbio, ma abbiano invece una fed serena e tranquilla nei loro capi e un ricordo memore e grato dei gloriosi caduti che tracciarono col loro sangue la via al­l'espansione italiana! Le tenebre dello scetticismo non deb­bono più oltre oscurare meravigliose gesta di valore che hanno sapore di leggenda; e ai nipoti degli eroi del 1896 deve essere guida sicura nella loro marcia verso gli immancabili destini della Patria nostra la luce delle 14 medaglie d'oro al valor militare assegnate alla memoria di altrettanti eroici caduti nella battaglia del 1 marzo!
La battaglia lasciò cosi stremato l'esercito di Menelik che questi non si sentì di continuare la lotta: e nonostante il prestigio della recente vittoria e il bottino di armi e artiglieria fatto, egli rinunziò allo scopo per cui si era mosso il pas­saggio della linea Mareb Belesa e l'invasione della nostra colonia e ricondusse le sue orde sulla via del ritorno. A spingerlo a questa ritirata contribuì anche la notizia dell'ar­rivo del Baldissera nuovo comandante in sostituzione di Baratieri e del concentramento di tutte le truppe disponi­bili per riprendere le ostilità.
Infatti il Baldissera, assunto il comando, provvide dap­prima a sbloccare Cassala, che noi, pur così fortemente impe­gnati a sud contro gli scioani, avevamo saputo mantenere e difendere contro gli assalti dei dervisci; e questi furono san­guinosamente battuti a Tucruf.
Sollevata così la colonia dalla minaccia sul confine occi­dentale, il generale Baldissera, riunite le sue truppe, si porto ad Adigrat, dove da due mesi il maggiore Prestinari era asse­diato e la liberò; impose ai vari capi tigrini la consegna imme­diata dei prigionieri in loro possesso e la ottenne, ricorrendo, ove occorse, alla forza; sparse un salutare terrore delle nostre truppe, rialzò il nostro prestigio. Lo stesso Mangascià, dopo