Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1935>   pagina <275>
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V Italia in Eritrea; ieri e oggi 275
sacrifici maggiori, perchè era la sola che aveva dovuto lottare contro forze armate veramente imponenti, si vide posposta ad altri in concessioni ed agevolazioni.
Così, soffocata dalla linea ferroviaria Gibuti-Addis Abeba nel commercio con PÀbissinia e da quella di Porto Sudan nel commercio col Sudan anglo-egiziano, la colonia vide chiusa ogni possibilità di un fecondo avvenire economico commer­ciale, mentre la situazione militare ai confini, generalmente incerti e mal definiti, paralizzò ogni nostra iniziativa e impedì l'attivarsi di quelle correnti di scambio che sono la ragione d'essere e la chiave di volta di ogni edificio coloniale. If Eppure l'Abissinia avrebbe dovuto accorgersi essere stato un grave errore della sua politica quello di chiedere l'aboli­zione del trattato di Uccialli, che, ponendola sotto il protet­torato di una nazione civile e progredita, le avrebbe assicu­rato tutti i benefici di una civiltà fatta di giustizia, di umanità, di elevamento morale e materiale. Invece il governo etiopico non solo denunciò il detto trattato, ma non volle mai dare alle relazioni con noi un carattere di cordiale e schietta ami­cizia. E mai ha cercato di adempiere al suo dovere di buon vicino, impedendo, attraversò quegli imprecisi confini che non si è ancora riusciti a definire, per la strana tattica dila-zionatrice dell'Abissinia, che crede risolvere con tal sistema ogni questione, quelle brigantesche scorrerie che, danneg­giando popolazioni a noi sottomesse e fedeli, dovevano darci più che il diritto, il dovere di intervenire.
Ma T Italia di oggi non è più quella di 40 anni fa. Oggi F Oriani non tornerebbe a domandarsi se la potenza creatrice dell'Italia sia così esausta da non bastare a rendere italiana la terra sulla quale sventola la sua bandiera o è sparso larga­mente il suo sangue! Quando si tratta della sicurezza dei nostri territori e della vita dei nostri soldati dice oggi invece il Duce noi siamo pronti ad assumerci tutte, anche le supreme responsabilità!