Rassegna storica del Risorgimento

POLONIA ; CAIROLI BONO ADELAIDE ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <301>
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MAZZINI E LA POLONIA IN UNA LETTERA INEDITA AD ADELAIDE CAIROLI
Giuseppe Mazzini, legato da trent'anni cogli uomini e le fasi della lotta polacca, credette che la rivolta del '63, impegnata da quel po­polo martire per la rivendicazione dei suoi diritti nazionali, dovesse infrangere per sempre la straniera tirannide. Simbolo della lotta fra oppressi ed oppressori, più alta e ardente allora squillò la sua parola per un'intensa, concorde azione d'Italia, Polonia e Ungheria contro l'Austria.
Nell'infervorato appello, apparso su H Dovere del 26 febbraio '63, il grande agitatore ammoniva gli italiani a non accontentarsi di esprimere una sterile ammirazione e distribuire poche migliaia di franchi ad esuli che verranno probabilmente imprigionati prima di varcare la frontiera; e alla raccolta di armi e di denaro per quella generosa ribellione, egli voleva ancora aggiungere una energica azione rivoluzionaria, lanciando a sintesi del suo pensiero il trinomio Venezia, Belgrado e Pesth, che doveva segnare le direttive di un vasto moto di popoli in armi.
Donna Adelaide Gairoli, che aveva già dato due figli alla Patria, rassegnata alle proprie sofferenze e credente nell'avvenire, seguiva con intelletto italiano i più memorabili eventi dell'età sua. Parteci­pava così con passione all'attività patriottica dei suoi tre superstiti, che in quegli anni non ebbe sosta. Nella sua casa ospitale si davano spesso convegno i compagni d'arme e di fede dei figliuoli, agitando progetti audaci e temerari per aprire il cerchio di una concorde trama contro le tirannie imperanti. D'accordo con Mazzini essi volevano cioè una politica più attiva ed audace, persuasi che le questioni di Roma e di Venezia, potessero solo essere risolte associandole a quelle europee,. e come punto di partenza indicavano la insurrezione polacca, esal­tandola come indizio di un promettente risveglio dei popoli schiavi: da questa solidarietà armata sarebbero scaturite la fine dell'Austria, l'indipendenza delle nazionalità in essa riunite, e per riflesso anche l'unione di Roma all'Italia.
Benedetto Gairoli ebbe a questo fine per incarico di Garibaldi nel gennaio '63 ripetuti colloqui col polacco generale Klapka e coli'ungherese Armando Levy, che entro marzo condussero ad accordi di massima per un movimento, che doveva estendersi dall'Adige al Danubio e alla Vistola, l'azione vasta auspicata da