Rassegna storica del Risorgimento

1864 ; VENETO ; PADOVA
anno <1935>   pagina <307>
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Il Convegno di Padova del 30 maggio 1864, ecc. 307
ali Orsini. La dirigeva il dott. Antonio Andreuzzi, vecchio mazziniano, capo del Comitato di San Daniele; la componevano due operai inviati colà, a cura di Mazzini stesso, dal Comitato d'azione di Genova; si chiamavano Marco e Francesco e basta; si seppe solo che eran trivi-giani emigrati in Liguria. Li coadiuvarono specialmente nel periodo di maggior lavoro, dall'agosto al novembre 1863, quindici fidatissimi friulani. Nella primavera del *'64 le bombe (ne erano state fabbricate per l'esportazione 550) vennero diffuse nel Veneto occidentale, in botti da vino che ritornarono in Friuli cariche di fucili e munizioni. Oltre alle bombe, alla stessa epoca erano entrati in Friuli (di dove passarono in parte in Cadore, nell'Ampe zzano e, forse, in Istria e nel Goriziano) 629 fucili entrati nel solo Friuli con alquanta polvere da mina e munizioni; 300 cartucce acquistate ad Udine, oltre a quelle, naturalmente, costruite a San Daniele in casa delle sorelle Ongaro. x) Nello stesso tempo i capi di Comitato provvedevano alla compi­lazione degli organici per le bande 2) che al segnale stabilito avrebbero dovuto agire di sorpresa contro punti vitali della difesa austriaca.
1) Dalle Memorie del dott. ANTONIO ANDREUZZI in Giornale del Friuli, anno 1913 giugno.
2) Una delle preoccupazioni maggiori del Comitato d'azione fu quella di assicurarsi il quantitativo necessario di giovani volontari. La difficoltà maggiore stava nel fatto che i Gomitati Nazionali, o moderati, facevano una intensa propa­ganda per spingere i giovani veneti a sottrarsi agli obblighi di leva verso l'Austria per arruolarsi invece nell'esercito italiano. La propaganda in tal senso dava risul­tati entusiastici. Ma, per i piani del Partito d'azione tale emigrazione era un male, al quale cercò di rimediare come potè spiegandone anche le ragioni in questo pro­clama clandestino:
A.i giovani Veneti
Quando voi, poco tempo prima della guerra del 1859, abbandonaste, chiamati, le vostre terre per recarvi in Pi emonte, cedeste ad un nobile impulso e onoraste, anche errando, col vostro sacrificio il Paese. Era la prima chiamata che l'Italia v'indirizzava e dovevate obbedire. Il Veneto era da molti anni muto e giacente. Afferrando l'opportunità d'una solenne manifestazione dell'odio vostro al giogo stra­niero, rendevate un servizio importante alla causa nostra. Inoltre i primi passi della guerra imminente dovevano operarsi a prò delle terre lombarde. Sfidando ogni pericolo per accorrere al punto donde dovea iniziarsi l'azione. Voi sacrificaste i vostri diretti interessi a quelli della Nazione.
E nondimeno ricordatevi che se dopo le prime vittorie della guerra Lombarda, un'isttrrezione veneta avesse potuto aver luogo per opera vostra, la pace di Villa-franca sarebbe stata impossibile e il suolo nostro sul quale nasceste sarebbe libero da quattro anni.
Oggi, d'avanti (sic) ai suggerimenti d'amici incauti o di coperti nemici giova che il vostro Comitato d'azione se lo ricordi.
Oggi il campo delle prime mosse è tra noi. Chi lo abbandona, diserta. Qui dove siamo deve combattersi. Qui deve sorgere l'iniziativa della quale l'Italia ha