Rassegna storica del Risorgimento
1864 ; VENETO ; PADOVA
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1935
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pagina
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316
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316 Gino Tomajuoli
stabilmente gli accordi da prendere per rispondere categorie alle richieste fatte da Milano appunto attraverso il Memoriale eli *** si leggerà.
Questo inedito documento ha poi una particolare importanza perchè è il primo di parte italiana che parli esplicitamente del 1 lasso trentino e ne auspichi la fine.
Memorie da leggersi in una riunione degli amici del Trentino.
Benché da un anno e più, nel Trentino particolarmente, quale terreno più adatto ad un popolare movimento, siasi organizzato un lavoro di preparazione nel momento di avvicinarsi agl'avvenimenti, nel momento di por mano, e servirsi dei risultati di questo, si trova intepidito quello spirito che sulle prime diede tasto buone speranze, in questo paese montano specialmente.
Nell'incoraggiare le altre provincie compagne di sventura di accomunarsi alla nostra idea di fare, era il Trentino presentato ad esempio, e per queste ragioni prima che ad ogni altro si pensò a lui nella fornitura delle armi, negli studii topografici, e si giunse a persuadere Garibaldi esservi qui l'elemento migliore e pronto a prendere l'iniziativa. Ora che il Veneto, Friuli, Cadore ed Istria, per non parlare della Galli* zia, Ungheria e Polonia, sono pronte, e che non desiderano che il momento di poter agire, si vede oscillare un paese che più di tutti deve appoggiare le speranze di sua indipendenza, alla iniziativa, giacché legami diversi, e più forti dalle altre provincie lo incatenano per capriccio alla nazione tedesca, e per utilità di posizione Io rendono caio all'Impero. Forse la colpa maggiore non è del paese che male informato degli avvenimenti, trova coloro fra i maggiorenti, i quali oggi austriacanti, do mani liberali spiegano a loro modo fatti e parole, sempre disposti a non fare ma a lasciar fare, giacché come stanno trovansi bene, perchè i nostri veri liberali desiderosi di avere una patria e se sia d'uopo volerla, dovranno intimidirsi o solo raffreddarsi per dubbi di gente che vuol essere trascinata, di masse inerti trascorrenti l'esistenza nel bilanciare gl'interessi, ad ogni loro pensiero ed atto trovan primo impaccio la paura ?
Spieghiamoci chiari adunque: fidiamo su noi, su d'un esercito italiano, su tutta una nazione che da cinque anni attende ansiosa il momento di misurarsi col comune nemico. Un lavoro che si allarghi ad ogni angolo dei più piccoli villaggi, che formi dappertutto, od almeno cerchi i buoni, che nella speranza non s'accontentino, ma vogliano, che si facciano conoscere l'un l'altro e numerarsi, questo sia lo scopo che dobbiamo raggiungere.
Le diffidenze di patrioti a parole che tentano di scemare, frenare la*1" siasmo di un paese, i piccoli spaventi di futili fatti di giornale, male nien peggio interpretati, dovrebbero essere spiegati da amici nostri in modo da incorag giare, piuttosto che impaurire le masse, che quasi sempre inclinano al parere influenti. ,j
Ora siamo a tale giunti, da non dovere istimare sconveniente tale lavoro tentare di formularlo a termini più precisi, e se per addietro in, ogni luogo che(asp a libertà si ordì questa tela che serve a conoscersi, nei due mesi che ci runa" conviene determinare le forze su cui il movimento possa appoggiarsi sommi fine. Non si tratta di stile o veleni, non di mosse inermi in rivoluzioni turno