Rassegna storica del Risorgimento

1864 ; VENETO ; PADOVA
anno <1935>   pagina <317>
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Il Convegno di Padova del 30 maggio 1864, ecc. 317
ma d'una guerra in tutta regola, di un popolo che appoggiato ad un forte esercito di suoi figli, chiede quanto per diritto gli perviene... Un governo d'Italia ricono­sciuto per tale da quasi tutta Europa non può senza ragioni ad uno stato anche nemico intimare la guerra, non può permettere senza mettersi in compromesso la formazione di corpi armati, sul proprio suolo, e minaccianti altra potenza, non può nemmeno trattenersi dal mettersi contro con qualunque mezzo tiene nelle sue mani. Da ciò chiaro si scorge che né spirito di parte, né invidia, né altro obbligano il governo italiano ad un severo contegno di fronte alla rivoluzione, ma solo le convenienze di uno stato costituito che deve attendere ed approfittare delle favorevoli circostanze ma non crearle. I soli che tengono in mano questo diritto sono quegli Italiani cui la pace di Villaf ranca staccava dai loro concittadini, e li teneva incastrati nel ripu­gnante mosaico che dicesi Impero d'Austria.
E perchè questi Italiani insorgendo non chiameranno i loro fratelli alle armi non invocheranno un esercito prode alla intera indipendenza della patria educata? La guerriglia che sostiene da oltre un anno un popolo di eroi, contro il più potente degli imperi non dovrà allettare una parte d'Italia, la più adatta per tal forma di guer­reggiare, forte della universale simpatia, delle braccia di un popolo liberamente costi­tuito, di un capo cui l'amore di tutte le nazioni s'accentra, di Garibaldi ?
Per far ciò occorre un numero qualunque ma sicuro d'uomini armati: e nel nostro caso del paese; perchè una finta rivoluzione finisca, e formazioni di volontari], e mosse d'esercito, conviene che il paese oralmente appoggi chi attivamente inizia tale guerriglia, e con dimostrazioni più o meno pacifistiche nelle città, e nelle borgate, tanto da tenere in soggezione, od almeno in sospetto la guarnigione, e finalmente all'occorrenza provvederli di viveri.
Voi poi che nel nostro paese rappresentate chi sente il bisogno d'indipendenza e di libertà, dovette procurare d'avere pronti i depositi segreti, ove tenere al sicuro armi e vestiti, e all'uopo uomini, aver sottomano guide che nel loro circondario conoscano praticamente strade e sentieri, spie sicure che sorvegliando le mosse del­l'esercito nemico leghino con regolare accordo le mosse delle bande, già formate, ed a queste indirizzare i giovani che vogliono combattere. Per raggiungere tale rete di comunicazioni è di bisogno estremo che vi leghiate fra voi in tutti i paesi con una prudente corrisp ondenza, e qualche volta con riunioni circa la formazione delle bande oltre il numero di patrioti che vi verranno dal di fuori, e che sin d'ora sono pronti a mettersi alla testa delle bande, e per formare il primo nucleo, sarebbe benissimo che in ogni città e borgate, incaricaste persona sicura, e potendo qualche giovane che fu già volontario, di formarsi una squadra, di 5 o 6, i quali intieramente ignorino i progetti, e da chi emanano. Con un cento giovani che credo, una volta bene orga­nizzato, facilissimo a trovarsi in tutto il Trentino, si potrebbe incominciare e colla certezza di poter sostenere per più di quindici giorni; ed in questo frattempo Gari­baldi con i nuclei di gioventù lombarda già organizzata per tutto, potrebbe essere con noi.
Non è più tempo di dubbiare, vicinissima è l'ora del fare, conviene che il Tren­tino con sua vergogna non vegga l'altre Provincie, che lo stimano uno dei migUor compagni, armarsi e combattere mentre egli inerte cede al consiglio della paura? No, per Dio, questo non deve dirsi che il Trentino questa volta resti addietro, sono certo che voi tutti non lo permetterete, e che vi metterete all'opera
Noi siamo dispostissimi come altra volta vi fu detto di mettervi in relazione con i Comitati Veneti, per cosi persuadervi che essi contano di fare e presto tanto