Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1935>   pagina <323>
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Il Convegno di Padova del 30 maggio 1864, ecc. 32 3
intimorire chi non si affidasse alla sola azione. È vero che il moto veneto-trentino non doveva essere che una colossale dimostrazione di spirito unitario di fronte all'Europa, specialmente in previsione della convocazione di un Congresso Europeo nel quale si trattasse anche e sopratutto della questione veneta, ma il Cairoli la cui onestà ed il cui patriottismo non sono assolutamente da discutere non si sentì probabilmente autorizzato a spingere le popolazioni venete che si affidavano in parte ai suoi Comitati, verso la pericolosa avventura.')
Il collasso trentino ed i dissensi veneti gli giovarono certamente, quindi, per rattenere ancora una volta le impazienze dei cospiratori, che iniziata e condotta con ammirevole sangue freddo la loro impresa, ora, al momento dell'azione, si sentivano pervadere da una febbri­citante audacia, pericolosa più di una temperata paura. Era, dopotutto, l'effetto della tremenda tensione cui tutti erano stati soggetti da ormai due anni.
La lettera del Bezzi che qui riportiamo, ci svela un aspetto di questa comprensibile perplessità del Cairoli e ci rende note le diversità d'opinioni che si agitavano nel Comitato centrale unitario. Non biso­gna d'altronde scordare che quel Comitato centrale era formato in egual numero di garibaldini e di mazziniani, le cui divergenze nel campo stesso dell'azione sono note a tutti: e Benedetto Cairoli, era da molti anni ormai garibaldino.
...Come già sai era mio unico desiderio da molto tempo di ritirarmi dal Comi­tato e non lo feci perchè non volevo che avessero interpretato questo mio ritiro come un indizio di non riuscita nel lavoro dell'interno (nel Veneto e Trentino).
i) Anche Mazzini pareva temere l'esito dell'insurrezione; già in principio del 1863 aveva chiaramente manifestato a Bezzi la sua poca fiducia nella decisione degli italiani e dei veneti: si era poi entusiasticamente ricreduto di fronte al contegno dei friulani e degli altri veneti, come scriveva con commovente sincerità e con fede giovanile al suo giovane e fiducioso Bezzi; ma ora, nella primavera del '64, forse per l'incertezza dei trentini, riaveva il sopravvento la sfiducia, e, sotto tale influsso, peggiorava il quadro della situazione in questa lettera a Bezzi del 10 maggio, da Londra:
...In tesi generale vorrei non si facesse se non con probabilità : e non la vedo. Non abbiamo fondi né armi. Dato che si cominci, dato che segua un'azione considerevole, i giovani ci chiederanno armi. Malgrado considerazioni, che in verità mi fanno esitare, tenterò ogni via per vedere se posso rapidamente avere ciò che chiedete; e, se mai riuscissi, porrò a vostra disposizione, pregandovi a ripensare. Conosco gli Italiani, e se un secondo tentativo fallisse (dopo Sarnico), cadranno nello sconforto e crederanno impossibile la cosa. Del Gom. Cen. Unit. non so da lungo nemmeno l'esistenza... .
In LOCATELLI cit. p. 227.