Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1935>   pagina <327>
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Il Convegno di Padova del 30 maggio 1864, ecc. 327
Accanto ai capi più sopra citati è certo che vi si trovarono quelli dei comitati minori, e una gran parte di membri di altri comitati. In tutto, oltre una trentina di persone.
Le discussioni non devono essere mancate: l'incertezza trentina cozzava a Padova, e violentemente, contro la decisione della maggior parte dei Veneti.
Anche fra questi erano alcuni, i Vicentini per esempio, che sta­vano per il differimento del moto all'estate avanzata, quando cioè fosse stato compiuto l'armamento del loro territorio; il Vicentino ed i Sette Comuni erano i paesi che per varie disgraziate circostanze erano rimasti quasi del tutto privi di armi: anche i Comitati Segreti, oltre quello di Vicenza, vi mancavano, sicché non si sarebbe potuto contare in maniera decisa sull'afflusso dei combattenti. >
Il Friuli, il Padovano, il Bellunese ed il Veronese, erano partigiani accesi di un'azione rapida, estremamente decisa e travolgente. Teme­vano ed a ragione che la grande estensione presa necessaria­mente dalla congiura facilitasse il compito della Polizia, e dicendo questo più che alla propria incolumità essi pensavano che due anni di fatiche meravigliose ed incredibilmente fruttuose, sarebbero state distrutte.
Erano queste le regioni che annoveravano fra i loro capi insurre­zionali gli elementi migliori: decisi ma non sventati, audaci ma non temerari.
Tutti avevano ormai compreso che dalla loro azione nessun irre­dento si sarebbe dovuto attendere la liberazione: ma tutti interpreta­vano il loro freddo coraggio come la più potente affermazione politica antiaustriaca: capivano, nonostante l'accesa parola di Mazzini, che solo la diplomazia europea poteva decidere inappellabilmente la loro situazione. Non quindi l'insurrezione come mezzo decisivo di libera­zione, ma il moto sanguinoso, deciso clamoroso per dimostrare non più l'insofferenza dello straniero, ma l'urgenza che tale assurdo dominio
cessasse.
Era insomma il sentimento nazionale dei Veneti che aveva la pa­rola, al di sopra, ed anche contro, l'interesse della politica parlamentare piemontese.
Di fronte a tali argomenti l'esitazione trentina si sciolse. La reticenza trentina si riduceva sostanzialmente al timore gene­rato dalle vaghe voci di tradimento: che paralizzavano e facevano sofisticare gli animi già decisi all'azione. La mancanza d'uomini, de­nunciata al convegno di Cles del 9 maggio, grave in sé stessa, non