Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1935>   pagina <334>
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334 Gino Tomajuoli
avvertimenti di Vienna che temeva, niente di meno, un convegno di capi rivoluzionari in una città del Veneto.
Un altro elemento interveniva poi a rendere sempre più difficile il tempestivo intervento dei poteri austriaci nei maneggi rivoluzionari' la sorda lotta che si facevano le varie branche dell'amministrazione austriache, ma specialmente quelle incaricate della sorveglianza poli­tica del territorio.
Se non ci fossero interi carteggi ufficiali a provarlo, non si potreb­bero mai immaginare gli assurdi ai quali giunse la macchinosa buro­crazia accampata nel Veneto nelle questioni di competenza, male pro­prio della mentalità amministrativa, ma particolare di quella tedesca.
Fra la Polizia, la Luogotenenza, il Ministero di polizia, il Governo di Fortezza, il Comando della II Armata, le Delegazioni tutti or­gani incaricati, nel rispettivo ambito, della sorveglianza politica del territorio sorgeva subito il malanimo appena una di queste autorità denunciava a quella specificatamente competente qualche novità, perchè con la notizia le trasmetteva una implicita accusa di incapacità.
Nel caso particolare dei moti insurrezionali veneto-trentini del 1864, la scoperta del movimento e tutte le importantissime notizie successive provenivano dalla Direzione di polizia di Trento.
Ne era a capo il consigliere Pichler quello stesso dei processi del 6 febbraio che, con innegabile sagacia, era riuscito a fare annidare alcuni suoi agenti nel Comitato centrale del Partito d'azione di Milano, e a guadagnare al suo servizio segreto il capo del Comitato di Trento. Con pochissimo riguardo per il suo collega Straub, aveva poi esteso la sua rete d'informazioni sino nel Veneto riuscendo anche qui ad avere occhi ed orecchie nel Comitato di Verona. *'
Avvenne in tal modo che durante l'inverno e la primavera 1864 si accumularono nel suo gabinetto le prove deU'imminente azione rivo­luzionaria combinata in Trentino e nel Veneto, che egli, naturalmente, quando le prove raccolte poterono efficacemente provare le sue appren­sioni, spedì a Vienna.
Il Ministero di polizia, comunicandole alla Direzione di Venezia ed a quella Luogotenenza, dava automaticamente sfogo al sordo ran­core ed alla preconcetta incredulità di queste autorità, che arnmis solo quando era ormai troppo tardi a moti del Friuli avvenuti -
1) Era questi tale Ferracini impiegato al telegrafo che affittava una cam all'impiegato postale Tommasi forse membro del Comitato. Certo è cheil Ferraci tenne assai bene al corrente il Pichler dell'attività dei congiurati veneti e veron