Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1935>   pagina <337>
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Il Convegno di Padova del 30 maggio 1864, ecc. 337
Di fronte a tali precisazioni anche la bella fiducia del Luogotenente e del Direttore di polizia venne scossa e, pur di fare qualcosa, presero quei provvedimenti di sorveglianza che il poco tempo disponibile poteva permettere.
Alle 14 decidevano di chiamare a colloquio il Commissario supe­riore Hoffmann, dirigente la polizia padovana, che, giunto alle 16, rimase sino a sera inoltrata per concretare fin nei più minuti partico­lari il piano di sorveglianza.
Questo consisteva essenzialmente nelP imbrigliare tutto il sistema di comunicazioni lombardovenete in una rete di sorveglianza straordi­naria: nessun treno sarebbe dovuto partire o arrivare senza che la poli­zia non conoscesse l'identità dei suoi viaggiatori. Alle stazioni delle città del Regno, e specialmente a quella di Padova, fidati agenti di polizia, buoni conoscitori degli ambienti rivoluzionari avrebbero squa­drato i viaggiatori.
Le polizie del Regno telegraficamente avvisate dovevano sorve­gliare se il mattino seguente i sospetti politici del luogo si sarebbero allontanati e per dove.
La sorveglianza ebbe inizio già dalla sera del 29. A Padova si recarono il commissario Sommaruga, un rinnegato milanese conosci­tore dei capi rivoluzionari (ma anche conosciutissimo) ed il commis­sario perlustratore Schlitter, con l'incarico di scovar fuori i cospira­tori che già fossero giunti.
Da Verona giunse in seguito a Padova anche il commissario Rossi per sorvegliare se alcuno dei pregiudicati politici di quella città fosse per giungere a Padova.
La casa del Da Zara, quella dei due studenti, il caffè Antenore, l'Università, tutti i luoghi di ritrovo furono straordinariamente col­mati di confidenti e di spie. Tutte le più note faccie della polizia veneta piombarono in quei giorni a Padova: e sarebbe bastato solo questo fatto per mettere sull'avviso quegli uomini che erano ormai maestri nell'arte della cospirazione.
Sicché per quanto la polizia facesse, operasse, investigasse nessuno si compromise: i due studenti tennero un contegno del tutto indiffe­rente.
La casa del Da Zara non venne visitata che dall'aw. Tergolina, un sospetto politico, è vero, ma che la polizia non credeva implicato nella congiura.
Le librerie Sacchetto e Draghi, noti e sorvegliatissimi luoghi di convegno degli antiaustriaci, non ebbero maggior animazione del solito.