Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; ESERCITO
anno <1935>   pagina <343>
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Il Convegno di Padova del 30 maggio 1864, ecc. 343
Per primo alzò la voce contro la incompetenza la incapacità il dilettantismo del Direttore in particolare e della polizia veneta in generale, il Benedeck, il comandante della II Armata e capo dei Tribunali militari, nella quale qualità nominava le Commissioni inqui­renti militari competenti per i crimini di alto tradimento che implicas­sero anche delitti o crimini di competenza militare come il tentativo contro le forze armate dello Stato, lo spionaggio militare, la subor­nazione, ecc. ecc.
La Polizia veneta quando aveva identificato, finalmente, la fisio­nomia rivoluzionaria di qualche azione collettiva o singola, non esitava ad incolpare coloro cui la voce pubblica attribuiva il coraggio e il me­rito dell'azione : senza prove reali li arrestava e li mandava dinanzi ai tribunali con capi d'accusa vaghi, indefiniti, sostenuti da testimoni da lei istruiti, avvalorando, o credendo di avvalorare, la sua denuncia giudiziaria con notizie comunicate in via extra giudiziale. Quando si accorgeva che l'impreciso cumulo d'accuse era pian piano smontato o dall'autodifesa degli imputati, o moltissime volte dai giudici stessi o dalla difesa, erano nuovi fatti che essa produceva atti a far sorgere la possibilità di un intervento di autorità dei Giudizi militari.
Lo scopo desiderato dalla Polizia era in tal modo raggiunto, che, colpevoli o no, i più pericolosi, cioè quelli che essa si ostinava a credere i più. pericolosi rivoluzionari, erano rinchiusi per mesi e mesi passando dalle carceri di polizia a quelle del Tribunale Penale, da queste a quelle militari e poi ancora a quelle penali quando, come quasi sempre, le Commissioni inquirenti militari tornavano a riconoscere la sola compe­tenza dei giudici civili. E non bastava ancora perchè, se nel frattempo la pena era scontata o se il giudice pronunciava una sentenza di assolu­zione o comunque di liberazione, era la polizia che ai fini dell'istrut­toria tratteneva ancora in carcere per mesi e mesi imputati che la legge aveva dichiarato mondi o da liberare.
Questo procedere scandaloso, come testualmente lo chiamò il Toggenburg, irritava particolarmente i giudici militari che, meno le­gali di quelli civili alle autorità politiche del Territorio, amministra­vano la loro giustizia con equità anche se con grande severità e rigida applicazione delle leggi.
Avvenne che alla fine del 1864 la Polizia produsse un clamoroso processo, che era in istruttoria presso il Tribunale provinciale, sezione penale di Venezia, nuovi elementi a carico di molti conosciutissimi patrioti di quella e di altre città venete. Da questi elementi si poteva riconoscere la competenza dell'autorità militare ed a tale scopo lo