Rassegna storica del Risorgimento

UNGHERIA ; LIVORNO ; CUSTOZA
anno <1935>   pagina <349>
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Il diario di un granatiere combattente a Custoza, ecc. 349
venivano scoiti e molti di essi caddero vittima del loro coraggio. Il colonnello avendo veduto questo venne di gran carriera a farci coraggio dicendoci: Granatieri, quest'èil giorno in cui l'Armata Italiana nel 1859 a S. Martino e Solferino ebbe una grande vittoria, ed oggi che siamo nel 1866, si festeggia l'anniversario a Custoza sotto i saluti della mitraglia e si spera, col vostro coraggio, di avere la medesima fortuna... Dunque prendete norma da me, non curate più la vostra vita, dedicatela alla Patria ed al Re; ed al mio comando eseguite il fuoco*
Queste parole ci misero un poco di coraggio ed appena che l'Artiglieria ricevette 1 ordine di cessare il fuoco, noi lo principiammo; fatta una semplice scarica, attaccammo il nemico alla baionetta facendo nello stesso tempo fuoco quasi a bruciapelo. Veduto che il nemico non retrocedeva, ricuperammo la primiera posizione sulla Croce, indi dopo un vivo e continuato fuoco di moschetteria nonché d'artiglieria ricaricammo il nemico alla baionetta, ottenendo su di esso qualche vantaggio; più tardi gli Austriaci si moltiplicarono su quella posizione ed il Regg. dopo un terzo attacco alla baionetta (essendo noi 200 metri distanti da loro) fummo costretti a ritirarci, dietro la cascina, dove il colle va declinando sul versante di Villafranca. In questo frattempo una palladi facile feri il Luogotenente Miroglio conte di Moncestino comandante la mia compagnia; io corsi a soccorrerlo e dopo pochi istanti mi morì addosso, dove porto tuttora il san­gue suo sopra il cappotto. Giovine d'ottimo cuore del quale io ne ebbi le prove durante le faticose marcie, esso era d'un coraggio non comune, vero padre dei suoi soldati, che in, pochi giorni appresi ad amare e rispettare. A molti miei compagni gli sarebbe stato assai caro l'essergli vicino, per potergli prendere qualche oggetto per memoria, ed io invece che gli ero accanto non gli portai via nulla. Questo fatto lo raccontai al mio amico per cui ho scritto queste memorie e mi dette 14 mila volte del coglione, indi seppi dagli altri che lo avevano spogliato fino degli abiti, strappandoglieli in pezzi per averne un ricordo. Non solo i soldati, ma anche gli Ufficiali suoi amici, cui raccontai questo, lamentarono la morte del valoroso conte di Moncestino, fregiato di già di due medaglie al valore militare, una francese avuta 7 anni addietro, nella memorabile giornata di S. Martino e Solferino, di cui l'Armata italiana ne celebrava l'anniversario sotto le granate nemiche, l'altra l'ottenne nella guerra della Romagna l'anno appresso.
Ritornando alla ritirata del reggimento, questo si sperse tutto, io mi trovai ferito in un dito della mano e mi ritirai nell'Ospedale di Villafranca e ci stetti fino alla sera alle nove, quando cessò il fuoco in cui mi fecero prigioniero di guerra gli Austriaci. Nel tempo che stetti a Villafranca sentii in tutto il giorno piovere di palle e bombe che sembrava il finimondo. Questa battaglia si può paragonare a quella di Solferino nel 59, sìa per la durata del fuoco sia per la quantità dei morti e feriti; fra questi v'era il generale comandante la mia Brigata *) (morto), il figlio del Re comandante il 3 e 4 granai, (ferito in una spalla) ed altri che non conosco.
La mattina del 25 i nostri angeli custodi ci condussero a Verona passando per S. Giorgio e Castel Nuovo dove si arrivò ad ore 11 ant. e qui rimasi sorpreso di trovare molti altri priginieri che ammontavamo a mille. Qui ci fecero soggiornare e pernot­tare e bisognò dormire sulla paglia con i miei compagni, della mia compagnia, e dove
!) Gonzano di Treviglio nota il Lombardi ma più esattamente Alessandro Gozani di Treville, che non mori, ma rimase ferito sul campo di battaglia, meri­tando la commenda dell'Ordine militare di Savoia, per il valore dimostrato nel sostenere la posizione di Monte Croce. Cfr, su di lui : M. Rosi, Dizionario f'el Risor­gimento Nazionale, Milano, Casa ed. dott. F. Vallardi, 1933, voi. Ili, p. 241.