Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA ; LIVORNO ; CUSTOZA
anno
<
1935
>
pagina
<
352
>
352 Ersilio Michel
Finalmente dopo alcune ore di viaggio del giorno 5* si giunse nelle due città che formano la capitale dell'Ungheria, (Buda e Pest). La prima è situata sopra una collina a destra del fiume; in questa città avvi la casa Imperiale e la residenza di tutti gli Uffizii. Dalle case di stile vecchio si scorge esaere questa l'antica città dei Magiari, come pure le dimore di tutta la grande aristocrazia ungherese davano a confermare l'asserto. Sopra tuia collina a destra della, città v'è una fortezza che serve di difesa e nello stesso tempo la tiene in rispetto. La seconda cioè Pest (la quale è congiunta alla prima mediante un magnifico ponte di ferro sostenuto da due immensi piloni ad arco nella parte superiore del ponte), è una città del tutto nuova lo stile della costruzione è quello usato da noi, si vedono spaziose contrade e magnifici palazzi. Questa città tiene un estesissimo commercio, nella rada v'è sempre una quantità, di vapori fermi e ad ogni istante se ne vedono arrivare e partire. Ora passo a dirvi della popolazione. Al nostro giungere la popolazione di quella città s'era tutta concentrata sulla spiaggia. L'impressione che fece su noi questa inaspettata sorpresa fu immensa, il nostro cuore s'aprì ad una nuova speranza avendo quasi la certezza che si fosse rimasti là prigionieri. Mentre si sbarcava, tanto il bel sesso come l'altro largivano pane e viveri nonché denaro a quelli che per fortuna gli passavano vicini, ed io fui nno di quelli perchè ebbi un soldo. Tutti accorrevano al nostro passaggio, sicché ci trovavamo sempre in mezzo alla folla; se fossero giunti i figli loro da qualche riportata vittoria, non potevano riceverli meglio di noi; per noi poveri prigionieri fu un momento di estasi e di giubilo, riscontrando ivi lo stesso al momento che fummo costretti ad abbandonare.
Troppo dolce sarebbe stato il rimanere prigionieri in quella città; e perciò i nemici, vedendo tutte queste acclamazioni, pensarono farci viaggiare di nuovo. I militari stessi s'intrattenevano con noi desiderosi di notizie (cui non potevamo soddisfare), e per prestarci dei servigi nel caso l'avessimo richiesti. Dopo ricevuto il giornaliero rancio, ci posero a rango e ci fecero partire per imbarcarci di nuovo. La popolazione era più numerosa che al nostro arrivo, tutti ci davano qualche cosa, ed in segno di fratellanza ci stringevano la mano gridando: Viva gl'Italiani, cui noi rispondevamo Viva gli Ungheresi e vedevasi ancora varie signore a piangere, le quali ci fecero una impressione profonda. Quando i vapori levarono le ancore (erano le 7 di sera) per più. di mezz'ora durò lo sventolare dei fazzoletti d'ambe le parti, e mentre i vapori andavano, la popolazione ci seguiva dietro la spiaggia ripetendo Viva gli Italiani, (il quale non piaceva punto ai nostri nemici). In questo frattempo un vapore contenente 300 dei nostri ci passò avanti precedendo, credo, il nostro cammino. Se a quella popolazione fosse stato concesso di dimostrarci, per intiero, i sentimenti che nutriva a nostro riguardo, avrei avuto luogo di segnare qualche pagina memorabile. I vapori tutta la notte viaggiarono ed erano le 10 ant.ne del giorno 6 e non sapevamo a qual ora si sbarcava. Alle ore 12 meridiane ci fermammo in una piccola città chiamata Molia, dove il vapore fece provvista di carbone per la macchina, e ci fecero sbarcare, in una ventina, per acquistare le munizioni da bocca, e ci somministrarono l'ordinario in contanti per evitare le scene precedenti. In questo paese, pure ungherese, restai sorpreso e mi misi a ridere nel vedere che anche le donne lavoravano al carbone ed erano tutte nere.
Ritornati che furono i nostri dalla spesa, i vapori ripresero il cammino fino alle ore 7 pom. i quali si fermarono in un piccolo paese di cui non potei sapere il nome, e dove il fiume dividevasi in due rami: ivi sbarcammo in 200 per entrare ìn un'altro vapore che prese la diramazione di destra, e ci condusse in due ore alla forte