Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA ; LIVORNO ; CUSTOZA
anno
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1935
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pagina
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353
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Il diario di un granatiere combattente a Custoza, ecc. 353
d'Esseg situata sui confini della Slavonia, però territorio magiaro. Giunti che fummo non ci fecero sbarcare e fumino costretti a passare la notte come le precedenti; cioè parte coricati sottocoverta e parte sopra, come i maiali.
La mattina del giorno di sabato 7 corrente a ore 8 vennero a farci sbarcare e ci condussero nella detta fortezza dove ha continuazione la nostra istoria dolorosa (e chi lo sa quando avrà termine). Di fronte a questa fortezza (divisa solamente dal fiume e propriamente sulla sponda) avvi la piccola città chiamata Ossian, (essendo Esseg soltanto un borgo) tutta fortificata all'intorno e si pud dire che la fortezza contenga il baluardo della città. In questa ebbi occasione d'andarvi una sola volta in compagnia degli altri, e questo fu il giorno 10 per prendervi la pagnotta; e i primi personaggi che si presentarono agli occhi nostri furono una quantità di condannati coi ceppi ai piedi, il viso giallo e il dorso curvo palesavano abbastanza i patimenti sofferti da quei meschini: tutte le mattine sono obbligati ad andare a tirare l'acqua perle case accompagnati da un croato con fucile e baionetta in canna, alcuni di questi erano veneti e italiani. Torniamo a noi: tosto giunti in fortezza ci divisero in squadre e ci destinarono le camere: la mia squadra che era la 2* non c'era male ma però v'erano dei napoletani. La stanza era situata sotto il bastione e c'era da contentarsi, avendoci dato i pagliericci con una coperta ed un lenzuolo.
Il dopo pranzo del 10 avemmo la rivista del Generale austriaco e ci fece dire dal suo aiutante (che parlava italiano) che tanto nel vitto come nella disciplina eravamo soggetti ai regolamenti portati dalla loro legge. Il vitto consisteva in una pagnotta due volte nera di segale e veccie, ed in un ordinario di carne e minestra, salvo a chi voleva ricevere quest'ultimo in 9 soldi austr. pari a 23 cent. ital. equivalente dell'ordinario. Ogni 5 giorni poi davano 30 soldi austr. per le spese accessorie. Quel trattamento, per chi è abituato ad una vita alquanto comoda, appare ben meschino e triste. Alla sera eravamo costretti ad andare a letto presto per ingannare la fame e curare il bruciore di stomaco portatoci dalla pagnotta. Fino a questo giorno fummo costretti a mangiare come i maiali, cioè tutti della mia squadra attorno ad una marmitta, con 4 o 5 cucchiai di legno che si facevano passare in giro, non avendoci dato nessun utensile necessario. I primi due giorni ebbe luogo anche una confusione per parte di diversi più. ingordi, avvenuta nei viveri. Dopo però le cose presero una piega diversa, perché ne venne messo qualcuno al buio con catene; che in seguito sentirete cosa avvenne. Riguardo al mangiare fummo costretti a farci dare i danari per squadra e farcelo da noi: difatti ritornati a casa ci ponemmo a fare la pasta per fare i taglie* rini e cosi si cominciò a mangiare discretamente bene.
A tutt'oggi 11 del corrente non ci venne dato il permesso di sortire, ma l'indomani cominciarono a darci qualche ora di libertà, facendone sortire 60 al giorno come i ragazzi che vanno alla scuola accompagnati dal pedante, io però non sortii mai.
Il giorno 12 arrivarono altri 700 prigionieri italiani e di nuovo cominciò la confusione di diversi napoletani che incominciarono a quistionare, e furono posti con catene in prigione. Giunti che fummo al posto (mi scordava di marcarlo), l'unica difficoltà, la più insuperabile, fu quella che ci venne detto che le nostre lettere difficilmente sarebbero state trasmesse, quando anche aperte, a motivo che la comunicazione era intercetta. Però, avendo domandato il permesso al Tenente se si poteva scrivere, ci disse di si. La strage della battaglia e il lungo silenzio erano argomenti sufficienti perché mi si credesse tra i morti. Pensando al dolore dei miei buoni genitori come fratelli e sorelle, a stento reggo la penna. Voglia il cielo che qualche
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