Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA ; LIVORNO ; CUSTOZA
anno
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1935
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pagina
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354
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354 Ersilio Michel
ispirazione divina lenisca il loro dolore, facendoli pensare il contrario di quello chet fatti gli potevano aver fatto credere.
Quanto bello sarebbe stato per entrambi se la lettera che il mio compagno si accinse a scrivere precedesse il mio avviso e consolasse la mia buona famiglia, e se io pure vedessi giungere dei caratteri di essa, certo per me sarebbe stato un momento di letizia e di giubilo, potendo alfine avere contezza dei miei cari, che m'immaginavo vederli alla sera raccolti al tavolo o attorno alletto a recitare le preci dei morti,invocando dal cielo il perdono dei trascorsi falli d'un'anima che tuttora è unita al corpo. Se io fossi entrato in quel momento, la sorpresa gli avrebbe sgomentati a segno tale da farli credere essere piuttosto lo spettro che io stesso in carne ed ossa. Mi rimbombano tuttora le orecchie di tutto ciò che avranno detto i miei buoni amici, e particolarmente il fattore: tutti avranno lamentato la disgrazia toccatami. Ciascuno avrà detto sicuramente ch'io poteva benissimo di fare il militare anche per poco tempo, ma invece no perché, se Iddio fa che io ritorni in patria, potrò raccontare delle belle cose a coloro che se ne stettero in paese a leggere i giornali per i caffè e a passeggiare le strade.
Ritorno a noi: il giorno 16 luglio fuwi in fortezza una scena di compassione, cioè la dispensa di 12 bastonate sul deretano a quei due prigionieri camorristi napoletani di cui vi ho parlato di sopra. Ci fecero formare il circolo e loro erano in mezzo quando cominciò quella infame punizione: gli urli di quei meschini mi fecero uscire le lacrime agli occhi (abbenché se le meritassero) però fu un esempio per molti. Dopo, per mezzo dei nostri sergenti, ci dissero che il tenente aveva detto che da quest'oggi in avanti non si sortiva che in 20 alla volta accompagnati da due caporali tedeschi ed il primo che si levava dal rango gli avrebbe fatto come a questi. A me non ne importò nulla perché non sortii mai.
Il 17 per ordine del Comandante fecero la nota per squadra della roba agli individui che mancava ed io mi feci marcare per la camicia e mutande. L'indomani ci portarono nell'altra fortezza e ce le consegnarono: le camicie e le mutande sono di tela da balle. H dopo pranzo ebbe luogo un gran temporale e fummo costretti a stare sempre in stanza. Il 19 ebbe luogo una confusione per parte di diversi prigionieri: il motivo fu che, essendo venuto un signore con un centinaio di sigari a dispensarli, gli montarono tutti addosso che mancò poco che non lo gettassero in terra, e quello fu il ringraziamento che gli dettero. Io, che ero poco distante, non mi mossi neppure e mi misi a rìdere, vedendo questo.
Da questo giorno fino al 29 niente di nuovo altro che le solite cose.
Il giorno 30 arrivarono altri 450 prigionieri dei nostri, la più parte feriti e tra questi v'erano anche dei Carabinieri Reali: essi ci raccontarono che il giorno dopo la battaglia del 24 giugno gli Austriaci si avanzarono fino quasi a Brescia; ed il giorno 28 i nostri, avendo avuto il rinforzo da Cialdóni e da Garibaldi respinsero questi fino sotto le fortezze facendone da 20 in 25000 prigionieri e prendendo 12 batterie di cannone. Il giorno 31 dal mio compagno mi feci scrivere la lettera.
Il giorno 5 agosto giunsero 60 prigionieri garibaldini, fatti il giorno 15 luglio a Condino (Tirolo Italiano); i medesimi ci portarono le notizie, che Garibaldi aveva ricevuto una leggera ferita in una gamba, ma però il giorno 15 era un'altra volta alla mischia e indi entrò in Trento, e che in Italia v'era armistizio. L'Imperatore d'Austria aveva chiesto un accomodamento con Vittorio Emanuele, ma questo ultimo gli rispose di no, dichiarandogli che voleva fare un'altra grande battaglia per rimettere l'onore all'armata italiana, che nel giorno 24 giugno la perde per colpa d'un generale; di Cialdini, ci dissero, che aveva occupato il Veneto e bloccato le fortezze.