Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA ; LIVORNO ; CUSTOZA
anno
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1935
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pagina
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355
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Il diano di un granatiere combattente a Custoza, ecc. 355
Il dopo pranzo ci fu un'altra volta la dispensa di 18 bastonate ad un camorrista romagnolo. Vi assistetti volentieri perché se le meritava, anzi non 18 ma 50. Giorni indietro, essendo rimasto in fortezza la mattina, un furiere maggiore italiano gli chiese dove era stato e lui rispose: dove mi pare e poi cominciò a dir male del Re nostro e del suo governo. Il furiere fece il rapporto al Tenente e questi gli fece dare le bastonate e non dispiacque a nessuno di noi: alla sera poi quando sorti gli si fece la scampanata, che fu costretto a rimpiattarsi sotto la paglia nella sua camerata.
Finalmente il giorno 16 avemmo una grande e lieta notizia dal Generale, e questa era la partenza per l'Italia, il giorno appresso, con queste notizie. L'Austria aveva firmato la pace con l'Italia, mediante, quest'ultima, lo sborso di 300 milioni in compenso delle fortezze: appena terminato questo discorso, ci fecero rompere le righe, noi tutti contenti, rientrammo a passo di corsa in camerata con grida di e Viva l'Italia e di gioia; il Generale ci augurò il buon viaggio e ci disse che si salutasse tutti di casa perché da quest'oggi non eravamo più nemici ma amici; indi ci ringraziò del buon portamento di tutti, eccettuati quattro che nei giorni precedenti disertarono e che dopo poco furono presi ai confini della Turchia, e dai medesimi borghesi furono portati in paese con grande scorno.
Il giorno appresso 17 ad ore 8 ant. ci misero in rango consegnando pane e paga per cinque giorni e ci fecero partire dalla fortezza d'Esseg. Nel partire dalla medesima, sulla piazza, non si fece altro che cantare: Giunti che fummo ci passò in rivista il Generale, dipoi continuando il viaggio si fece una marcia di 5 o 6 ore nella Sla-vonia. A mezza tappa ci fermammo a Gepin a bere e a mangiare perché eravamo stanchi per il gran caldo e la gran polvere. Durante il viaggio, s'offerse a noi una magnifica pianura; quello che avevamo di pessimo era l'acqua. Giunti al culmine della tappa in un paese chiamato Bugòi, fuwi una confusione per parte dell'alloggio e del vitto; finalmente la popolazione si decise a darcelo a chi per più a chi per meno, a me mi toccò in 6, in questa casa credevo che ci ricevessero come nel Tirolo Tedesco, ma invece: ci trattarono da veri Croati. Il vitto che ci dettero non fu altro che un pezzetto di carne di pecora e dell'acqua con i bachi e ci fecero coricare in mezzo ad un orto sotto un albero. Al mattino fummo costretti ad accendere il fuoco per riscaldarci, dipoi ci mettemmo in marcia fino alle 10 che si giunse in un paese chiamato Duchos, durante questo facemmo un viale di circa 3 miglia sempre fra gli alberi. Il vitto somministratoci fu discreto abbenché alloggiati da poveri contadini; alla sera coricati sopra la paglia. Le case di questi paesi sono alte poco più di me e sono fatte di mota e coperte di canne, la popolazione veste pessimamente, le donne portano la gonnella che copre loro solamente le vergogne, e sono di una carnagione nera che fa schifo a vede ria.
Il 19 ad ore 4 si partì e si fece una tappa di 4 ore che si giunse a Vespogli, piccolo paese di medesimi costumi degli altri, la marcia fu meno faticosa delle precedenti, però bisognò toglierci la sete con susine e mele non trovando acqua. Il vitto che ci somministrarono fu pessimo, avendoci dato un poco di brodo di pecora e carne medesima. Il viaggio continuò nella pianura, alla sera coricati con altri compagni, sopra la paglia in un fienile.
All'alba del giorno 20 ad ore 2 fu battuta la sveglia e dopo mezz'ora ci mettemmo in marcia e si fece 10 ore di viaggio giungendo a Broodcn. Bel paese circondato da prati e alberi bagnati dal fiume Sava. Durante il medesimo continuava la pianura, a mezza tappa bisognò fermarsi per la stanchezza. Questo paese è confinante con la Turchia, giunti die fummo ci portarono in fortezza, facendoci un poco riposare e dopo, verso le ore 5, ci somministrarono il rancio in contanti e il pane e