Rassegna storica del Risorgimento

1847 ; MESSINA ; SICILIA
anno <1935>   pagina <366>
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366 Libri e periodici
molte regioni, fu cronologicamente l'iniziatrice validissima di scoperte, di perlustra­zioni e di penetrazioni.
Ma vi è nel denso volume una parte del tutto nuova, di indiscutibile importanza-un diario inedito del viaggio in Eritrea del colonnello G. Pittaluga, padre della scrit­trice, compiuto dal settembre al dicembre 1895, cioè pochi mesi prima della batta­glia di Adua. Sono appunti buttati giù alla lesta, senza alcun intendimento lettera­rio, spesso illustrati da rapidi schizzi, ma così spontanei e precisi da costituire una vera miniera di notizie di vivo interesse scientifico e di grande potere suggestivo. E ci testimoniano di una verità che sinora ben poco è stata conosciuta o ben poco apprezzata: dell'apporto cioè offerto dall'esercito italiano, in larghissima misura, alla conferma, alla correzione e alla valutazione della stessa azione esploratrice.
a I nostri ufficiali annota giustamente il colonnello Pittaluga attratti dalla novità e grandiosità delle osservazioni danno quasi tutti una direzione al loro spirito all'infuori ed in più. delle preoccupazioni professionali. La zoologia, la botanica, l'etnografia, le lingue locali, la legislazione, la biologia, la storia, la geo­grafia, l'archeologia sono per essi oggetto di studio intenso ed appassionato. Per molti lo studio e l'assimilazione rimangono patrimonio subiettivo che dona loro prestigio, autorevolezza, coscienza di sé ed attitudine a rendere segnalati servizi Per altri si esplicano anche in lavori scritti, memorie, monografie, rapporti, oppure in collezioni speciali di ogni sorta, assai pregevoli.
Quando sarà ricostruita, in tutti i Buoi particolari, la storia delle molteplici constatazioni di fatto e delle definitive precisazioni compiute come una seconda sco­perta, con lenta e penosa fatica, dall'eletta nostra schiera militare sulle ambe info­cate, più calda e più sincera ammirazione dovremmo avere per quei generosi che non solo in gran numero immolarono le loro vite fiorenti per la dignità della Patria ma ancora, umili e negletti, in anni tristi di discordie intestine e di codarde rinunzie prepararono, concordemente, la coscienza coloniale della Nazione.
Il libro che abbonda di cartine e di tavole dimostrative chiare e diligentissime, si chiude con il racconto, succinto ma fedele, della diretta partecipazione di S. A. R. il Duca degli Abruzzi alla conoscenza di territori, alla formazione e alla valorizza­zione di terre africane.
In conclusione: un'opera notevole che è bene sia diffusa soprattutto tra i giovani, i quali vi troveranno senza dubbio, come vuole l'autrice l'origine della fede, che li spingerà a navigare .
Naturalmente non tutto è perfetto né tutto va accettato ad occhi chiusi. Non mancano, tra l'altro, dimenticanze o sviste le quali è necessario siano risanate in una prossima edizione, che auguro sollecita. Mi accontento di qualche esempio. Il nome di Enrico Bandi di Vesme è scritto esattamente una sola volta. Altre volte è storpiato in Baudi da Vesme, e peggio, in Bandi da Vesne (pag. 120). Del Can-deo, poi, non figura mai il nome di battesimo né vi è alcun cenno della nota rela­zione del 1893, scritta in collaborazione con il compagno: Un'escursione nel paradiso dei Somali . E le imprese veramente magnifiche di risultati dei due grandi pionieri non mi pare siano messe a sufficienza nel loro opportuno risalto. Probabilmente la scrittrice ha lavorato questa volta di seconda mano.
E anche Manfredi Camperio, l'africanista più accanito in momenti assai difficili meritava, forse, una notizia più diffusa.
Un'ultima osservazione. Non sarebbe male che la colta signorina ritoccasse, qua e là, un tantino la forma: una maggiore sveltezza, nel periodare e, soprattutto, una più sicura proprietà linguistica renderebbero indubbiamente più gradevole e più attraente la lettura nel suo lavoro, che ha già in sé tanti buoni elementi per una vasta e rapida diffusione.
MARINO CIRAVECWA