Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; MENCACCI PAOLO
anno
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1935
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pagina
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390
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390 Ersilio Michel
tutte, più o meno, carattere polemico; i ma ve ne sono diversi, di epoca anteriore a quella trattata e che egli dovette ereditare dal padre suo cav. Giacomo Mencacci, ugualmente ligio e devoto alla Santa Sede e attaccato alla persona del Santo Padre* Particolarmente notevoli, appariscono, in questa serie più antica, i fogli a stampa contenenti progetti di legge, rapporti di commissioni, ristretti di petizioni a tempo della Repubblica Romana del 1798; i documenti, tutti raccolti in un volume di ff. 70, relativi al conflitto fra papa Pio VII e Napoleone negli anni 1808-1809 e seguenti; la memoria manoscritta sottomessa al Sacro Collegio, raccolto in conclave dopo la morte di papa Leone XII, per esporre i mali dello Stato della Chiesa, e la necessità di porvi riparo; i bandi, gli ordini, gli avvisi, i proclami relativi alla rivoluzione del 1831 nello Stato pontificio; i documenti concernenti l'occupazione di Ancona dell'anno successivo, e più specialmente il conflitto da essa derivato tra le autorità militari francesi e le autorità civili pontificie, ecc., ecc. Maggiore interesse presentano quattro manoscritti autografi di Antonio Capece Minutolo dei principi di Canosa, forse non tutti ben conosciuti, che porgono una nuova conferma dell'ardore polemico e intransigente e dell'instancabile operosità del famosissimo scrittore legittimista. Essi recano rispettivamente questi titoli:
1) Della unità della religione cristiana cattolica romana per la tranquillità dei popoli e per la sicurezza dei troni . Discorso accademico, di pp. 46 in folio grande, che non resulta però compiuto.
2) Gli errori e le superstizioni introdottesi e conservatesi nel giudaismo sempre più provano che questa non è più la vera religione , di pp. 16, in carta protocollo a colonna, con note bibliografiche a fianco.
3) Lettera di Satana ai Liberi Muratori, seguita da una risposta a Satana, di pp. 13.
4) Lettera al conte Riccini , Pesaro 9 gennaio 1836 (in due redazioni) accompagnata da altra lettera indirizzata al cav. Giacomo Mencacci, perché si interessi a che egli possa pubblicare in Roma la
*) Per questa ragione principalmente, esse risultano assai inferiori alla Storta della rivoluzione di Roma dello Spada, che è scrittore cattolico assai più intelligente, temperato ed equanime, e poco anche si raccomandano per il metodo adottato dallo autore, nella trattazione, che non è rigorosamente cronologica e non procede sicura e spedita da un avvenimento all'altro. Nondimeno esse conservano una notevole importanza, sia perché riproducono, in tutto o in parte, documenti del tempo, a perché presentano lunghe digressioni su uomini e avvenimenti dei precedenti periodi della Rivoluzione italiana, aia, infine, perché denunziano apertamente le aspirazioni e i propositi della frazione clericale, prima e dopo la caduta del potere temporale.