Rassegna storica del Risorgimento

PIO LUIGI ; GIACOBINI
anno <1935>   pagina <397>
immagine non disponibile

Da diplomatico a giacobino 397
certo assai libere, tanto che si dava per certo in Napoli la sua appartenenza ad una loggia massonica? Il segretario, dal suo canto, aveva toccato il cielo col dito quando s'era trovato nel cuore di ogni movimento innovatore, in quella Parigi dove sotto la cenere covava il fuoco; la corte però non aveva agito, di certo, con grande accorgi­mento, mandando a Parigi un uomo che non poteva rimanere spas­sionato spettatore di quella lotta larvata che il governo di Luigi XVI combatteva, da tempo, con la nobiltà, il clero e il terzo stato.
Ma la corte a Napoli, valeva quanto dire la regina Maria Carolina e l'Acton; ed alle menti loro, allora in pieno fervore di riforme, non poteva certo essere d'ostacolo, nel decidere la nomina del Pio, la circo­stanza che quest'ultimo avesse appartenuto ad una di quelle loggie massoniche alle quali guardavano, con mal celata simpatia, anche la regina ed il ministro.
Nel maggio allontanatosi da Parigi il marchese Caracciolo, Luigi Pio si trovò a reggere la legazione, ed incominciò allora con il ministro degli esteri a Napoli una diretta corrispondenza, che, a causa delle frequenti assenze del titolare della legazione, divenne, con l'andar degli anni, una consuetudine.
Il neo segretario incominciò a dar notizie di quella guerra d'Ame­rica che interessava tutta quanta l'Europa; poi si occupò principalmente della situazione interna del paese, e, in particolar modo, della questione finanziaria.
Pochi mesi di permanenza in Francia erano stati sufficienti a quel­l'intelligente funzionario per capire dove fosse il guasto nel delicato congegno del governo. Aveva visto che, nonostante tante forme di mate­riale progresso, nonostante bonifiche di terreni, invenzioni di macchine, provvedimenti atti ad assicurare fuggevolmente un certo benessere materiale, lo squilibrio tra le consuetudini, gli istituti, i diritti del feuda­lesimo e le tendenze, le aspirazioni, i bisogni, della vita moderna, trascinava lentamente la nazione verso un avvenire quant'altro mai oscuro. Aveva visto quella borghesia alla quale egli stesso apparteneva, in costante e notevole progresso; aveva notato che nelle mani dei bor­ghesi era tutta la burocrazia, passivo strumento un giorno della volontà del sovrano, affermatrice autonoma, ora, delle leggi; aveva osservato che la corte di giorno in giorno perdeva l'esatta nozione degli avveni­menti e si allontanava sempre più, non solo dalla nobiltà, che essa aveva combattuto per sminuirne l'eccessiva potenza, ma, quel che era peggio, anche dal terzo stato che non si sentiva nò compreso né appoggiato da Luigi XVI; ora guardava anch'egli, come tutta la Francia, al Necker,