Rassegna storica del Risorgimento

PIO LUIGI ; GIACOBINI
anno <1935>   pagina <403>
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Da diplomatico a giacobino 403
dell'ordine costantiniano, e l'incaricato di affari gradi molto questa onorificenza, specie perchè nel diploma di conferimento lesse alcune espressioni di benigna soddisfazione che lo rassicurarono pienamente sugli umori della corte nei riguardi della sua passata condotta . Il 12 di ottobre di quell'anno, giunse a Parigi un nuovo ambasciatore nella persona di Tommaso di Somma marchese di Circello, ed il Pio, al quale venne a mancare, di conseguenza, quel soldo straordinario che gli veniva corrisposto nella sua qualità di incaricato di affari, si trovò di nuovo in tristissime condizioni finanziarie, di nuovo si vide costretto a ricorrere a petizioni che non fruttavano nulla e ne umi­liavano l'animo, finché si rivolse direttamente al sovrano, sperando da lui quell'aiuto che il suo ministro non poteva o non voleva accor­dargli. Nonostante, una sua assai umiliante supplica, nonostante altre lettere dello stesso tono, assai poco ottenne Luigi Pio anche da Fer­dinando IV.
Maltrattato dal suo governo, che pure aveva servito con ogni avve­dutezza, non tenuto in conto dal suo re, il napoletano incominciava a sentirsi libero da ogni obbligo, se non di fedeltà, per lo meno di devozione, e si dette a cercare ansiosamente, allora, negli uomini e negli avveni­menti della nuova Francia un ambiente spirituale nel quale vivere e cercare conforto alle mille miserie che l'opprimevano.
Spirito agile, amante di nuove cognizioni, rivoluzionario per abito mentale e per coltura, legato ad una corte che non rispondeva più a quella forma ideale che egli aveva sognato, oppresso dalle miserie mate­riali della sua vita, Luigi Pio vedeva la luce solo negli avvenimenti che precipitavano sotto i suoi occhi. Mentre il suo ambasciatore riferiva come affari di ordinaria amministrazione i movimenti che andavano sommovendo la Francia, egli non solo comprendeva chiaramente che si trovava innanzi ad una grande rivoluzione, ma si augurava anche, come lo sperava in quel tempo il Mirabeau per Maria Antonietta, che Maria Carolina si interessasse a quel rinnovamento materiale e spiri­tuale che tutto il popolo chiedeva, attraverso discussioni e tumulti. Egli, povero illuso, neofita ardente della causa rivoluzionaria, s'augu­rava ancora di essere l'araldo di nuovi tempi nella sua patria, ed illu­strava e commentava gli straordinari avvenimenti dei quali era parte­cipe, ancora serbando in cuore la utopia che il suo entusiasmo si comuni­casse, se non al suo ministro, per lo meno alla sua sovrana, e tentava di dimostrare alla corte dei Borboni a Napoli, dove secondo lui fosse il giusto e dove l'iniquo, quale la via che conduceva verso la presunta luce, quale il sentiero su cui si apriva l'abisso.