Rassegna storica del Risorgimento

PIO LUIGI ; GIACOBINI
anno <1935>   pagina <404>
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404 Alessandro Cutolo
Il marchese di Circello aveva dato, prima di lui, notizia della convo­cazione degli Stati generali con la stessa indifferenza con la quale avrebbe annunciato il richiamo di un ministro. Luigi Pio, al contrario, comprende che la Francia sta giocando a Versailles il suo avvenire e lo scrive a Napoli in termini concitati:
Continua sempre a Versailles lo stesso fomite di discordie per le tre camere unite in
apparenza, della Nobiltà del Clero e dei Comuni, ossia Terzo Stato I Preti,
astutissima genia, e che mai non rinunzia a quel carattere doppio e malizioso con cui hanno fatto sempre la rovina del genere umano, vogliono restare fra due fuochi ed hanno anche la malignità di intendersela di soppiatto col Ministero..... Finora si teme piuttosto di quel che si speri dal risultato di siffatte conferenze. In questo stato sono oggi le cose interne. Mi dispiacerebbe che il Re Nostro Signore le vedesse in tutt'altro aspetto e fosse ingannato da falsi rapporti .
Ed è per questo timore appunto che da quel giorno in avanti è un sus­seguirsi di lettere e di informazioni che il Pio manda a Napoli. La febbre di rinnovamento che pervade i lavori dell9Assemblea Nazionale si propaga anche a Luigi Pio: da un lato vi è un mondo che si rinnova, dall'altro una corte che si mostra sorda, nonostante il suo recente passato, al fremito delle coscienze che giunge d'oltre Alpe e trova tanta rispondenza nel cuore del diplomatico napoletano; questi non può se non allontanarsi ogni giorno più da essa. Intanto non è già più un osservatore attento ed imparziale; egli cela gli avvenimenti che comunque prendano un aspetto troppo rivoluzionario: l'anarchia che serpeggia nelle vie di Parigi, il verbo che parte dai clubs più che dall'Assemblea, la presa della Bastiglia, la tragica seduta del 4 agosto, le giornate dell'ottobre a Ver­sailles, il grottesco e tragico corteo che accompagna a Parigi la famiglia reale, gli incendi, gli assassini; tutto quanto, in una parola, può mettere in cattiva luce a Napoli la Rivoluzione, viene taciuto dal Pio o, per lo meno, viene reso con colori assai meno foschi della realtà. Più che il diplomatico parla in lui il politico, l'uomo di parte; egli segue dibattiti e passioni e quei movimenti magnifica ad orecchi che non lo sentono, specie dopo gli avvenimenti dell'ottobre che hanno gravemente scosso in Francia l'autorità regia, quell'autorità che Maria Carolina ama sopra tutto, tanto che, per liberarla dall'influenza di Madrid, e forse solo per questo, s'era persino mostrata amica di quelle idee di rinnovamento che Carlo III avversava.
I preti, i cortigiani e i parlamenti scrive Luigi Pio *1 24 novembre del 1789 hanno giurato la perdita e la rovina di questo regno. Terribile congiura che
da principio si credette chimerica e figlia di un panico timore, ma che in oggi ohe troppo conosciuta e poco manca che non lo siano fino tutti gli individui
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