Rassegna storica del Risorgimento
PIO LUIGI ; GIACOBINI
anno
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1935
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pagina
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405
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Da diplomatico a giacobino 405
E, seguitando su questa china, dopo altrettali informazioni, il primo di dicembre invia una lettera che non è più una informazione diplomatica, ma un inno alla rivoluzione, una lettera dalla quale Napoli poteva ben capire che il funzionario borbonico s'era trasformato in un giacobino.
L'assemblea scrive il Pio avanza a gran passi nel cammino intralcia-tissìmo che ha intrapreso. Vogliasi o non dare il nome di rigenerazione del regno alla rivoluzione operata, è certo che tutto cambia faccia in questa monarchia. Dalle sponde dell'Oceano fino al monte Jura, e da Lilla fino ai Pirenei, pare in oggi che non vi sia
più che una sola volontà Le pensioni, i privilegi e le grazie qualunque esse siano,
son così numerose e cosi poco meritate che il popolo freme d'indignazione a sentirne il solo racconto ed è possibile che mettendo la falce in questo solo campo, possa pervenirsi la ove pareva finora che ne fossimo il più discosti .
Nel suo vibrante entusiasmo per le idee francesi, Luigi Pio non si sente già più legato alla sua terra. Ormai la sua patria di elezione è la Francia, quella Francia nella quale vivono e si affermano le idee che gli sembrano rinnovare il mondo. Tutte le decisioni che prende l'Assemblea nazionale, tutto quello che essa dice o fa, tutto per il Fio è giusto e buono; quanto differisce la sua calda prosa da quella del marchese di Circello, per cui tutte le innovazioni sono arbitrarie e destinate a portare la Francia alla rovina, tutto significa barbarie, rovina, lutto e non solo per lo stato di Luigi XVI, ma per il mondo intero se non si oppone al precipitare di quelle forme che sono tanto care al suo cuore di aristocratico!
Sordi, lui e la corte di Napoli alle parole di Luigi Pio, non si accorgono che la Rivoluzione ha completamente conquistato il segretario d'ambasciata che ancora si illude, dal canto suo, di infondere, con il calore della sua prosa, nei placidi animi napoletani quelle convinzioni che sono ormai radicate nel suo cuore.
L'Assemblea Nazionale scrive il 29 dicembre del 1789 continua le sue sessioni con molto profitto, sebbene non senza qualche tumulto eccitato sempre da
coloro che hanno dovuto a malincuore rinunziare ai loro privilegi Uno dei
decreti emanati nella scorsa settimana dall'Assemblea e che fa il più d'onore all'umanità, al buon Benso ed alla Filosofia, si è che i non cattolici che avranno adempiuto tutte le condizioni prescritte per ogni altro, potranno, d'ora in avanti, occupare qualunque carica d'amministrazione senza veruna eccezione. Così un sol decreto ha cancellato un secolo d'obbrobrio che il Fanatismo e la Superstizione avevano impresso sulla Legislazione francese..... .
Il 15 di gennaio 1790, inviava a Napoli il ritratto di Lafayette, accompagnandolo con queste parole Mi lusingo di non far cosa dispiacevole